Prove tecniche per l’arrivo del materiale radioattivo

11 Ottobre 2017

Se il test sarà superato, i laboratori accoglieranno combustibile da un reattore russo

TERAMO. Per adesso è solo una simulazione, ma se le prove tecniche in corso da ieri saranno considerate soddisfacenti, nei prossimi mesi nel laboratori di fisica del Gran Sasso arriverà un’enorme sorgente radioattiva, necessaria per portare avanti uno degli esperimenti scientifici che si svolgono nelle viscere della montagna. Praticamente è come se venisse collocato nel Gran Sasso l’equivalente di un reattore nucleare per la produzione di energia elettrica. Ieri dunque sono iniziate le prove: un camion ha trasportato nei laboratori un grande contenitore uguale a quello che nei prossimi mesi trasporterà una potente sorgente radioattiva di cerio 144, materiale proveniente dal combustibile di un reattore nucleare russo non più in uso. Una sorgente la cui potenza è stimata tra i 100 e i 150mila curie (una delle unità di misura della radioattività), numero che a noi profani non dice nulla, ma che gli esperti – tra cui lo stesso direttore dei laboratori del Gran Sasso Stefano Ragazzi (vedi l’articolo a fianco) – definiscono come una quantità enorme. Per dare un’idea di quanto possa essere potente e potenzialmente pericolosa, questa sorgente radioattiva sarà incapsulata nel più grande contenitore di tungsteno mai costruito – sarà realizzato in Cina – dello spessore di 19 centimetri, a sua volta inserito in un grande scatolone di acciaio da venti tonnellate. Tutto questo per schermare le radiazioni che il materiale emana, una protezione ritenuta più che sufficiente ad evitare dispersioni di raggi, ma il problema più grosso è proprio quello del trasporto e della collocazione nei laboratori dello scatolone di acciaio con il suo carico radiottivo. Proprio per questo motivo si stanno facendo le prove: per valutare se in questa fase possa esserci pericolo e quali problemi tecnici può comportare. Il trasporto della sorgente prodotta a partire dal combustibile, avverrà dal sito nucleare di Mayak, tristemente nota per essere la città dove nel 1957 avvenne un grave incidente, attraverso la Francia in un contenitore fornito dalla Areva, colosso transalpino del nucleare. L’esperimento, descritto in una relazione pubblicata sul sito del programma Cordis dell'Unione Europea, si chiama Sox (acronimo che sta per Short distance neutrino oscillations with BoreXino) ed è frutto di una collaborazione internazionale tra enti di ricerca e università. Si tratta di una ricerca sui neutrini che necessita di una sorgente radioattiva per essere svolta e che fa parte del più ampio esperimento scientifico Borexino, in corso da anni nei laboratori del Gran Sasso. Ancora per dare un’idea della potenza della sorgente radioattiva, questa viene stimata pari a circa un quarto del cesio 137 emesso nell'oceano dal reattore nucleare giapponese di Fukushima. Il fatto che il materiale radioattivo – sempre se arriverà effettivamente – sarà schermato e protetto secondo tutti i criteri di sicurezza stabiliti dai protocolli e dalle norme interne e internazionali non può annullare una certa dose di preoccupazione per la vicinanza dei laboratori con la falda che rifornisce di acqua potabile più di mezza regione. «Siamo fortemente preoccupati», dice Augusto De Sanctis del Forum H2O, «perché il Gran Sasso, che è parco nazionale e ad alto rischio sismico, è la fonte di acqua per 700.000 cittadini». L’ambientalista ricorda che c’è una norma – il decreto legislativo 152/2006 – che «vieta di stoccare sostanze radioattive nelle vicinanze dei punti di captazione», e che «gli acquedotti di Teramo e L'Aquila sono praticamente a contatto con i laboratori, classificati già ora come impianto a rischio di incidente rilevante». Anche le prove tecniche che sono iniziate ieri, e che andranno avanti per dieci giorni, non fanno dormire sonni tranquilli agli ambientalisti. «La prova del trasporto di cui si ha notizia in questi giorni», sostiene De Sanctis, «stante ai documenti della prefettura dell'Aquila, comunque pare aver comportato il trasporto di materiale irraggiato».
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