Provincia, il Pd punta su D’Alonzo

Il sindaco di Crognaleto scelto come candidato presidente con l’avallo della maggioranza comunale di Teramo
TERAMO. Il Pd ha deciso. Sarà Giuseppe D’Alonzo il candidato alla presidenza della Provincia per il centrosinistra. La designazione del sindaco di Crognaleto è arrivata al termine dell’ennesima riunione del coordinamento provinciale del partito nella tarda serata di ieri. Dopo le incertezze e le tensioni dei giorni scorsi, con il rischio di una conta che avrebbe comunque lacerato i Dem mettendo a repentaglio l’esito delle elezioni di secondo livello previste per il 31, il confronto interno è sfociato in un’investitura unanime. A far pendere il piatto della bilancia in favore di D’Alonzo è stato l’avallo alla sua candidatura da parte della delegazione teramana.
Il capoluogo, con 21 consiglieri di maggioranza chiamati al voto avrà un peso specifico determinante nella tornata elettorale per l’individuazione del successore di Renzo Di Sabatino, non più eleggibile per aver raggiunto il limite massimo di mandati. L’indicazione del sindaco di Crognaleto come candidato presidente non aveva suscitato entusiasmo nelle settimane scorse soprattutto nelle file dell’alleanza civica che con il Pd sostiene l’amministrazione guidata da Gianguido D’Alberto. Ancor meno però piaceva l’alternativa rappresentata dal primo cittadino di Castellalto Vincenzo Di Marco a cui è stato attribuito durante la campagna elettorale un atteggiamento gelido, se non ostile, nei confronti della coalizione risultata poi vincente. Fino all’ultimo sono state battute altre piste: in particolare quella che avrebbe portato alla designazione del sindaco di Valle Castellana Camillo D’Angelo, una volta accertata l’indisponibilità della sua collega di Alba Adriatica Antonietta Casciotti che avrebbe incassato il maggior gradimento. Negli ultimi giorni è spuntata anche la possibile candidatura, inizialmente data per improbabile, del primo cittadino rosetano Sabatino Di Girolamo su indicazione diretta dell’ex parlamentare Tommaso Ginoble. Il comitato dei saggi del partito, costituito per dipanare la matassa, non ha raggiunto l’obiettivo atteso, ma la pericolosa prospettiva del voto che avrebbe diviso il Pd è stata scongiurata.
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