«Quel parroco non celebri il mio funerale»

6 Ottobre 2021

L’avvocato ed ex politico Massi scrive a Papa Francesco: «Ricuso anche il sacrestano»

MOSCIANO. Parroco e sacrestano sono stati “ricusati” da un fedele. Per organizzare ancora in vita il proprio funerale l’avvocato Giuseppe Massi, per tutti Peppino, già segretario comunale in grandi città e poi amministrativista di spessore, ex consigliere comunale nella sua Mosciano, ha voluto volare alto. Così ha inviato una missiva circostanziata nientemeno che a Papa Francesco e, in ordine gerarchico-ecclesiastico al cardinale Angelo Comastri, al vescovo di Teramo Lorenzo Leuzzi e, per conoscenza, al parroco di San Michele Arcangelo di Mosciano, e l’ha resa pubblica rivolgendosi al Centro. A futura memoria, affinché eseguano le sue volontà, Massi ha consegnato una copia dello scritto anche alla moglie e ai figli.
Nella lettera Massi racconta parte della sua vita e confessa di essere uomo di chiesa e di rispettare profondamente la religione cristiana, in nome della quale pronuncia la propria ultima volontà. Afferma l’avvocato: «Rappresento il mio disagio, mio malgrado, nei confronti dell’attuale parroco di Mosciano, don Pietro Lalloni, e del suo affidato Guerino Di Serafino, in cui il parroco stesso ha riposto la sua fiducia nominandolo collaboratore con funzioni anche di sacrestano e gestore dell’oratorio intestato allo splendido parroco Giuseppe Picchini, tanto amato dai fedeli, al punto di permettergli di alloggiare nella sacrestia della chiesa dell’Addolorata». Massi afferma che, in prossimità della sua dipartita dalla vita terrena, vorrebbe raggiungere il giudizio divino con animo sereno, lontano e distante dalle persone citate, a lui non gradite. «Per ragioni morali e personali», sottolinea Massi, «non gradisco che i due soggetti siano presenti alla mia funzione funebre. Chiedo cristianamente che siano altri, prete e sacrestano, a esercitare il finale appuntamento con la Chiesa e con Dio». L’avvocato spiega di aver fatto di tutto per recuperare il rapporto con il prete Lalloni, che però, secondo il professionista, si sarebbe sempre rifiutato di rispondergli violando così la legge della carità cristiana. Massi infine dispone che siano altro sacerdote e altro sacrestano a celebrare il rito legato al suo funerale.
Nella cittadina del mobile le intenzioni dell’avvocato, fino a oggi, erano conosciute da pochi intimi. Ora la volontà ferma di Massi è diventata di dominio pubblico. (al.al.)
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