«Qui è tutto bloccato dal 2009»

17 Agosto 2019

I sindaci dei comuni pedemontani: i cantieri privati non partono

TERAMO. Nei piccoli comuni dell’entroterra teramano fatica ad ingranare, e in alcuni casi addirittura a partire, la ricostruzione non solo dei terremoti 2016-17, ma addirittura di quello del 2009. È questo l’allarme lanciato dai primi cittadini dei comuni appartenenti al cratere sismico, che chiedono a gran voce un cambio di marcia che permetta il rientro a casa dei tanti sfollati dislocati sulla costa e la ripartenza economica di paesi ad alta percentuale di spopolamento. La zona interna teramana, secondo stime, negli ultimi anni ha perso già più di cinquemila residenti.
Se nella ricostruzione pubblica e degli edifici religiosi si iniziano a vedere risultati (sono in partenza i lavori della media di Colledara, della media e primaria di Isola e del municipio di Castelli, c’è il bando di gara per quello di Torricella e sono state riaperte varie chiese), un brusco rallentamento che inizia a portare sfiducia lo sta subendo quella delle abitazioni private. Non tralasciando che il Teramano ha subìto l'approvazione in ritardo dei Piani di ricostruzione dei centri storici e l’aggravante che, appena approvati, si sono scatenati gli eventi sismici del 2016, i cantieri sono pochi e tardano a partire.
«A questo Governo non interessa il sisma del centro Italia e a livello legislativo nulla si muove». lamenta il sindaco di Cortino Gabriele Minosse. Interventi normativi di snellimento burocratico della legislazione sono stati richiesti dalle quattro regioni terremotate soprattutto per quanto riguarda la sovrapposizione dei due eventi sismici 2009-2016 che genera incertezze non di poco conto. «La ricostruzione 2016 stenta a partire, mentre quella del 2009 è stata arrestata dal problema della sovrapposizione», dice Manuele Tiberii, sindaco di Colledara e responsabile Area omogenea 3 Utr di Montorio. «La sovrapposizione di procedure totalmente diverse genera problemi interpretativi e applicativi, dubbi e incomprensioni che portano allo slittamento dei tempi e a un clima generale di sfiducia», aggiunge Luigi Servi, primo cittadino di Fano Adriano, «abbiamo richiesto più volte il Testo unico e celerità nella concessione dei contributi».
Lo stallo delle pratiche negli uffici speciali e territoriali della ricostruzione è un altro problema da risolvere nel più breve tempo possibile. «Negli uffici i tempi sono biblici», dice Emanuela Rispoli, sindaco di Tossicia. E la mancanza di personale non potrà essere risolta dalla concessione di 200 unità del decreto sblocca-cantieri, che è stato una grossa delusione per tutti gli addetti ai lavori. «Negli uffici deputati a istruire le pratiche il personale è carente e le 200 unità aggiuntive da ripartire tra gli Uffici speciali e i Comuni delle quattro regioni non potranno migliorare le cose», dichiara Rosanna De Antoniis, sindaco di Castel Castagna, «e in queste condizioni i Comuni difficilmente potranno farsi carico delle pratiche di parziali inagibilità classificate B e C». «È necessario il decreto attuativo per il trasferimento ai Comuni delle procedure di istruttoria delle case con danni non gravi», prosegue Roberto Di Marco, primo cittadino di Isola. «Un provvedimento urgente e necessario al quale deve seguire consistente personale che non ci è mai stato concesso», aggiunge Daniele Palumbi di Torricella Sicura.
«Maggiore impegno è richiesto al legislatore per i correttivi alla normativa che chiediamo da tempo, agli uffici speciali per l’accelerazione delle istruttorie», conclude Rinaldo Seca, sindaco di Castelli, «e per il 2009 ai presidenti dei consorzi nella presentazione e integrazione dei progetti all’Utr di Montorio».
Adele Di Feliciantonio
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