Radicali, è scontro nel nome di Pannella

11 Agosto 2022

Di Nanna: «La Fondazione intitolata al leader vuole emarginare Bernardini per le sue battaglie civili»

TERAMO. La disobbedienza civile da metodo di lotta politica per affermare principi di libertà diventa motivo di espulsione. È un’involuzione clamorosa e dolorosa quella denunciata dall’avvocato teramano Vincenzo Di Nanna, segretario regionale dell’associazione Amnistia, Giustizia e Liberà, e che investe i Radicali. A suscitare questa sua reazione è la vicenda che coinvolge Rita Bernardini, ex deputata del partito creato e guidato da Marco Panella. È lo stesso Di Nanna a spiegare di cosa si tratta ponendo una domanda provocatoria. «La fondazione Marco Pannella è pronta a espellere Marco Pannella?», esordisce l’avvocato che così entra nel merito della questione, «appare gravissimo quanto riportato su Facebook dal Rita Bernardini, presidente onoraria di Nessuno Tocchi Caino, che si è dimessa dalla Lista Marco Pannella in seguito alla sua esclusione dagli organi direttivi della omonima fondazione per disonorabilità, a causa delle condanne riportate per le iniziative di disobbedienza civile finalizzate alla legalizzazione della cannabis».
Di Nanna fa un passo indietro nel racconto per inquadrare ancora meglio l’assurdità della situazione. «Come gli abruzzesi ricorderanno, si tratta delle stesse motivazioni che furono addotte per respingere la candidatura della deputata radicale a Garante dei detenuti nella nostra Regione», afferma, «in quell’occasione fu peraltro riammessa dal Tar n seguito al ricorso curato dal sottoscritto insieme ai colleghi Giuseppe Rossodivita e Paolo Mazzotta». L’aspetto più imbarazzante è un altro per l’avvocato.
«Il paradosso è che oggi Marco Pannella non potrebbe sedere nel direttivo della fondazione che porta il suo nome», osserva, «se infatti i requisiti di onorabilità del socio, stando a quanto ha documentato Rita Bernardini, vengono meno a causa delle suddette condanne in ossequio a meri quanto non vincolanti indirizzi indicati dalla Prefettura, anche lui sarebbe escluso dagli organi decisionali con la medesima motivazione, come ha sottolineato la stessa Bernardini. Invitiamo il presidente Maurizio Turco a chiarire questa imbarazzante vicenda che rischia di gettare un’ombra sulla serietà e l'affidabilità di tutto il Partito Radicale, del quale è attualmente segretario». (g.d.m.)