Ragazzo autistico resta senza cure: dovrebbe pagarsele

La compartecipazione costringe la famiglia a sborsare 200 euro al mese per avere ancora le assistenti a casa
TERAMO. La protesta e l'indignazione per il contributo economico richiesto alle famiglie dei disabili per l'assistenza domiciliare finisce sul tavolo del presidente della Repubblica. A rivolgere un accorato appello a Sergio Mattarella è Sabrina, madre di un ragazzo autistico di 18 anni che da oggi, a causa del costo ingente, dovrà rinunciare al sostegno di due assistenti.
Il giovane, data la gravità della sua malattia, fin da piccolo ha frequentato il centro teramano di Sant'Atto gestito dall'Anffas e finora ha potuto usufruire anche di 15 ore settimanali di assistenza domiciliare erogate dal Comune e suddivise in sei pomeriggi. Qualche giorno fa, però, è arrivata quella che Sabrina definisce «la doccia gelata». Il sistema di compartecipazione economica introdotto dal Comune prevede l'esenzione totale dal contributo solo per le famiglie con reddito Isee fino a cinquemila euro l'anno. «Il nostro è intorno ai settemila euro e per questo dovremmo sborsare circa 200 euro mensili per avere la metà delle ore domiciliari di prima», afferma la madre del ragazzo, che si chiama Franco, nell'appello indirizzato al capo dello Stato, e continua: «Dovendomi dedicare interamente a lui, mi è stato impossibile proseguire qualunque attività lavorativa; mia figlia come migliaia di giovani in questo Paese ha un lavoretto part time e di conseguenza l'unico stipendio fisso è quello di mio marito». Sabrina spiega che «i soldi tra visite specialistiche, terapie e medicine non bastano mai ed un ulteriore esborso di 200 euro al mese rappresenta un peso insostenibile per il bilancio familiare e dunque ho dovuto firmare la rinuncia alle suddette ore».
Anche per la struttura gestita dall'Anffas scatterà la compartecipazione economica, in questo caso imposta dalla Regione, che farà lievitare i costi dell'assistenza per il ragazzo a carico dei suoi genitori. «L'assistenza domiciliare ed il centro dell’Anffas rappresentano le uniche ancore di salvezza per mio figlio», sottolinea Sabrina, «infatti grazie all'aiuto di professionisti nel settore assistenziale, Franco è riuscito a compiere diversi progressi e potrà fare ancora meglio». Con la rinuncia ai servizi domiciliari, però, il ragazzo perderà secondo la madre gli «stimoli positivi» che riceve dai «due angeli» che quotidianamente lo affiancano. «La miopia delle istituzioni considera mio figlio alla stregua di un numero, e i numeri cosa contano?», osserva Sabrina, «ma se gli ideatori mentali e pratici di questa “legge della vergogna” trascorressero un giorno nella mia casa, capirebbero cosa rappresenta l'assistenza per mio figlio».
Per Franco sarebbe un enorme dispiacere oltre che un danno. «L'affetto per le figure quasi materne delle assistenti e la conseguente perdita queste ultime condurrebbe mio figlio in uno stato di depressione e isolamento gravissimi», insiste la madre, che non vuole rassegnarsi a questo destino, «Franco non parla ed io sono la sua voce e finchè ne avrò la forza difenderò i suoi diritti per garantirgli una vita serena, nonostante tutto e tutti». Sabrina ritiene giusta la riapetura delle graduatorie, ancheper eliminare eventuali abusi, ma chiede un discernimento non solo basato su criteri economici ma che valuti la gravità della disabilità degli assistiti. «Negli ultimi tempi ho visto solo promesse e ingiustizie», conclude, «non mi resta che rivolgermi a lei, caro Presidente, un uomo schietto, onesto ed esemplare: l'unico che grazie all'autorità conferitagli può esaudire la richiesta di una madre disperata».
Gennaro Della Monica
©RIPRODUZIONE RISERVATA

