Teramo

Ragazzine “spogliate” sulle chat: le vittime ora diventano dieci

19 Marzo 2026

Si allarga l’inchiesta della Procura di Teramo per i minorenni dopo le denunce che hanno portato a tre indagati. Hanno tra 14 e 15 anni. Le ipotesi contestate sono quelle di revenge porn e pedopornografia

TERAMO. Uno spaccato da indagine sociologica. È quello che racconta l’inchiesta giudiziaria sulle ragazzine denudate virtualmente con le immagini messe in rete da coetanei e condivise sulle chat telefoniche di gruppo. Tutti minorenni, ragazzine e ragazzine di età compresa tra i 14 e i 15 anni, con il numero degli indagati fermo a tre e quello delle parti offese arrivato a dieci dopo le denunce di altri genitori.
Perché con il tempo il coraggio prende il sopravvento su ogni paura e timore con le ragazzine vittime di deep fake in un fenomeno sempre più diffuso che a livello nazionale conta decine di volti noti dello spettacolo e della politica unite in una urgente richiesta di tutela e protezione delle libertà individuali. I ragazzini sono sotto accusa per revenge porn e pedopornografia e molti sono già stati sentiti dalla polizia giudiziaria alla presenza degli avvocati. L’indagine, che ha mosso i primi passi dopo la denuncia dei familiari di due ragazze, ha visto già il sequestro di alcuni telefoni cellulari e l’audizione di numerosi minorenni nella loro veste di persone informate sui fatti.
Il resto è un’altra inchiesta della Procura per i minorenni dell’Aquila (guidata dal procuratore David Mancini) che affonda in un mondo di adolescenti che sempre più genera violenza individuale e di gruppo, che trova nei social uno dei canali preferenziali, che alimenta studi sociologici e fascicoli giudiziari. Perché se l’Intelligenza artificiale è la nuova frontiera della pedopornografia tra deepfake, app clandestine e leggi in evoluzione, il confine tra ciò che è finzione e ciò che è reato si fa sempre più sottile. E oggi più che mai gli adolescenti sono immersi in ambienti digitali in cui l’Intelligenza artificiale agisce in modo persuasivo a cominciare proprio dalla possibilità di creare da zero video e foto che vengono poi diffuse su chat di gruppo, canali Telegram, Facebook ma anche sul dark web, quella parte di Internet non visibile con i comuni browser.
L’Italia punisce la pornografia “virtuale”, applicando le disposizioni del codice penale in materia di produzione, divulgazione, diffusione e detenzione di materiale pedopornografico anche quando il materiale pornografico rappresenta immagini virtuali realizzate utilizzando immagini di minori degli anni 18 o parti di esse.
L’articolo di riferimento è il 600 quater 1 del codice penale, che punisce la pornografia minorile anche quando l’immagine non riguarda un minore reale, ma è creata attraverso l’uso di tecnologie digitali.

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