Rampa e gli ex dissidenti presentano la lista

23 Maggio 2017

TORTORETO. «Dal passato, situazioni spiacevoli che in molti casi hanno il sapore dell’illegittimità». Franco Rampa, candidato sindaco di Tortoreto Civico, lancia la sua linea politica: «Non vogliamo...

TORTORETO. «Dal passato, situazioni spiacevoli che in molti casi hanno il sapore dell’illegittimità». Franco Rampa, candidato sindaco di Tortoreto Civico, lancia la sua linea politica: «Non vogliamo spaccare la città, ma darle una prospettiva. Puntiamo alla trasparenza e alla continuità rispetto ai principi che alcuni nostri candidati avevano già espresso nella loro passata esperienza nell’amministrazione Richi».
A sedere al fianco di Rampa durante la presentazione della lista di domenica sera, non a caso, c’erano gli ex assessori dissidenti, protagonisti della caduta dell’ultima maggioranza di centrodestra. Da loro ci si aspettava qualche dettaglio in più sulla travagliata vicenda politica di un anno fa. L’ex assessore all’urbanistica Rosita Di Mizio, pur parlando di "strumentalizzazione" intorno all’aspettativa creatasi, non l’ha delusa del tutto, attaccando più soggetti politici e mostrando delibere e atti pubblici: «A Tortoreto esiste un mondo virtuale e diffuso, fatto di verde pubblico, illuminazione, strade asfaltate, condotte e altre opere, persino una rotatoria, che i costruttori avrebbero dovuto realizzare insieme alle tante palazzine edificate, ma che invece non hanno mai visto la luce. Una cementificazione selvaggia e repentina senza servizi adeguati, che rappresenta oggi un grave problema per la città: la responsabilità è di chi in passato ha autorizzato le lottizzazioni e oggi, magari, si ricandida alla guida della città. Durante l’amministrazione Richi, invece, io ho contestato questo modo di fare e impostato un lavoro diverso, lo si è visto anche con il nuovo piano regolatore. Ma la politica non mi ha premiato e sono stata defenestrata con il ritiro della delega all’urbanistica». Al fianco della Di Mizio, l’ex assessore Renato Chicchirichì, che ha ricordato tutte le motivazioni per la caduta dell’amministrazione già espresse: dall’assenza di dialogo e confronto sia interno nella maggioranza, ma anche con i cittadini, alla mancata riorganizzazione della pianta organica dell’ente, con uffici, come quello ai lavori pubblici che guidava, «sottodimensionato per fronteggiare il grande numero di opere pubbliche necessarie. Abbiamo chiesto un cambio di rotta, ma siamo stati allontanati». (l.t.)
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