Rapine, droga e usura: sette arresti

In carcere un napoletano, rom giuliesi e albanesi. Tra le vittime due imprenditori costretti a versare interessi del 600%
TERAMO. Rapine e spaccio per procurarsi i soldi con cui fare prestiti usurari ad imprenditori sfiancati dalla crisi. Perchè se tutto diventa business criminale allora si può anche “investire” nell’usura con interessi da capogiro. Come quelli del 600% annuo che due imprenditori teramani erano costretti a versare, anche dietro pesanti minacce.
E’ uno scenario inquietante quello che procura e carabinieri tratteggiano nella maxi operazione conclusa nella notte tra mercoledì e giovedì con sette arresti a Giulianova, Mosciano e Tortoreto, con il sequestro di due appartamenti e con un decreto di sequestro di 500mila euro (quest’ultimi ancora da trovare).
In carcere con l’accusa di usura, estorsione, rapina e spaccio sono finiti Giuseppe Cacciapuoti, 48 anni, napoletano residente a Mosciano, Pietro Guarnieri, di Giulianova, Tiziano Orfanelli di Mosciano e quattro cittadini albanesi. Quest’ultimi sono accusati solo di spaccio. Da chiarire che la procura non contesta l’associazione a delinquere. Quindi nessuna organizzazione, ma singoli che, secondo l’accusa, hanno trovato un punto d’incontro nella gestione di una fetta di mercato criminale.
E c’è voluto oltre un anno di intercettazioni, pedinamenti, riscontri e confronti dei carabinieri della compagnia di Giulianova, agli ordini del capitano Domenico Calore, per mettere insieme elementi tali che hanno consentito al pm Luca Sciarretta di chiedere ed ottenere dal gip Giovanni de Rensis le sette ordinanze di custodia cautelare.
L’indagine nata dalla precedente operazione antidroga chiamata “Ponte di legno” ha permesso di ricostruire la dinamica di una rapina e di sventarne un’altra. Gli accertamenti hanno portato a stabilire come la mente delle rapine fosse il napoletano e a ricostruire modalità operative e identità degli autori del colpo messo a segno il 16 gennaio 2012 alla Tercas di Corropoli. In quell'occasione vennero rubati 40mila euro. Grazie alle successive intercettazioni, invece, è stata sventata la rapina ai danni della Caripe di Tortoreto nel 2015. Ma le intercettazioni non sono state il solo strumento investigativo che ha consentito di mettere insiene il risultato. Un particolare contributo, e questo gli inquirenti lo hanno più volte sottolineato, è arrivato dalle vittime, dagli usurati. Le loro testimonianze pesano come macigni.
E accanto alle rapine e alle estorsione c’è il capitolo droga. Un capitolo che nel corso delle indagini ha consentito di fare due arresti in flagranza e corposi sequestri di cocaina. Droga che proveniva da vari canali di rifornimento.
Secondo la procura Napoli era la piazza da cui Cacciapuoti faceva arrivare la cocaina che poi immetteva sul mercato teramano grazie ad alcuni spacciatori locali, anche se a questa si aggiungeva quella dei cittadini albanesi che facevano arrivare la sostanza stupefacente da altri canali. Chiaro il procuratore Antonio Guerriero che nel corso della conferenza stampa di ieri ha detto: «L’attività investigativa ha messo in evidenza la presenza di alcuni soggetti dediti esclusivamente alle attività di usura, rapina e spaccio di sostanze stupefacenti legati tra loro da assidui rapporti di frequentazione e anche di cointeressenza economica stabilmente insediati nel territorio teramano ma con legami e rapporti illeciti con soggetti criminali operanti nel territorio di Napoli. Si tratta di reati che hanno determinato un notevole allarme sociale nelle zone interessate da questi fenomeni criminosi, anche in considerazione di alcuni episodi di estorsione caratterizzati da gravi minacc fatte da alcuni indagati nei confronti degli imprenditori usurati e finalizzati ad ottenere il pagamento degli elevati interessi pretesi». Oggi in carcere i primi interrogatori di garanzia.©RIPRODUZIONE RISERVATA

