Rapine e usura, in tre vanno a processo

L’inchiesta della Procura aveva scoperto anche un vasto giro di estorsioni e spaccio. Altri cinque hanno già patteggiato
TERAMO. Un rito abbreviato, un patteggiamento, un non luogo a procedere e due rinvii a giudizio: è davanti al gup che si definisce processualmente l’inchiesta che nel settembre scorso portò alla scoperta di un vasto giro di usura, estorsioni, rapine e spaccio con sette arresti tra Giulianova e Mosciano.
Rapine e spaccio che, secondo le accuse ipotizzate dal pm Luca Sciarretta, sarebbero servite per procurarsi i soldi con cui fare prestiti usurari ad imprenditori sfiancati dalla crisi. Perchè se tutto diventa business criminale allora si può anche "investire" nell'usura con interessi da capogiro. Come quelli del 600% annuo che due imprenditori teramani sarebbero stati costretti a versare, anche dietro pesanti minacce. Da chiarire che la procura non contesta l'associazione a delinquere. Quindi nessuna organizzazione, ma singoli che, secondo l'accusa, hanno trovato un punto d'incontro nella gestione di una fetta di mercato criminale. Ieri il gup Roberto Veneziano ha accolto la richiesta di rito abbreviato per Carlo Oliva, 37enne, campano, mentre ha rinviato a giudizio Giuseppe Cacciapuoti, 49 anni, campano e Piero Guarnieri, 39enne di Mosciano (il processo inizierà a settembre). Sabatino Cimmino, 28 anni, campano, ha patteggiato un anno e 10 mesi, mentre il gup ha disposto il non luogo a procedere per Pasquale Formicola, 32 anni, anch’egli campano, così come richiesto dal pm. Nell’inchiesta erano finiti altri sei nomi che hanno già definito con patteggiamenti. Nel collegio difensivo gli avvocati Guglielmo Marconi e Nello Di Sabatino. L'indagine nata dalla precedente operazione antidroga chiamata "Ponte di legno" ha permesso di ricostruire la dinamica di una rapina e di sventarne un'altra. Gli accertamenti hanno portato a stabilire come la mente delle rapine fosse il napoletano e a ricostruire modalità operative e identità degli autori del colpo messo a segno il 16 gennaio 2012 alla Tercas di Corropoli. In quell'occasione vennero rubati 40mila euro. Grazie alle successive intercettazioni, invece, è stata sventata la rapina ai danni della Caripe di Tortoreto nel 2015. Ma le intercettazioni non sono state il solo strumento investigativo che ha consentito di mettere insieme il risultato. Un particolare contributo, e questo gli inquirenti lo hanno più volte sottolineato, è arrivato dalle vittime, dagli usurati. Le loro testimonianze pesano come macigni.E accanto alle rapine e alle estorsione c'è il capitolo droga. Un capitolo che nel corso delle indagini ha consentito di fare due arresti in flagranza e corposi sequestri di cocaina. Droga che proveniva da vari canali di rifornimento. Secondo la Procura Napoli era la piazza da cui Cacciapuoti faceva arrivare la cocaina che poi immetteva sul mercato teramano grazie ad alcuni spacciatori locali, anche se a questa si aggiungeva quella dei cittadini albanesi che facevano arrivare la sostanza stupefacente da altri canali.
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