«Razzismo alla Asl, c’è un clima di odio»

31 Luglio 2018

Cameriere senegalese, da 18 anni a Roseto, denuncia di essere stato insultato nel distretto sanitario di Giulianova

ROSETO. «Vai via, questo non è l’ufficio del veterinario». Non si dà pace Ibrahima Diop, italo-senegalese di 39 anni, conosciuto dagli amici come “Iba” e perfettamente integrato a Roseto, dove è arrivato 18 anni fa ha vissuto per 15 anni, dopo aver ricevuto questa offesa razzista al distretto sanitario della Asl di Giulianova. Diop era andato venerdì scorso negli uffici dell’ex ospizio marino per rinnovare il libretto sanitario per il suo lavoro da cameriere in un noto hotel di Roseto. In seguito a questa offesa Diop ha presentato denuncia ai carabinieri di Giulianova, che ora stanno svolgendo le indagini sull’episodio. «Sono andato a Giulianova per rifare il libretto sanitario per il mio lavoro», racconta Diop, «e chiedere informazioni sui documenti necessari. All’entrata non c’era nessuno, poi ho visto un impiegato al quale ho chiesto dove si potesse fare il libretto. Lui mi ha insultato e mi ha invitato ad andarmene via da lì, ma io sono andato a chiedere a un altro impiegato e lui, seguendomi, mi ha raggiunto iniziando a fare battute con la sua collega bussando a una porta e dicendo “questo è l’ufficio del veterinario?” e poi ha aggiunto: “Vai via, questo non è l’ufficio del veterinario, mi spiace”. Una sceneggiata razzista incredibile». Sull’uomo che lo ha insultato Diop ha fornito tutti i dettagli somatici ai carabinieri per agevolarne l’identificazione. «Questo è il frutto del clima di odio nei confronti del diverso instaurato ora in Italia», sostiene Diop. «Io sono dell’idea che chi sbaglia deve pagare, italiano o non italiano, ma tutti abbiamo diritto a lavorare e a vivere in qualunque paese del mondo». Diop è arrivato a Roseto nel 2000 per cercare lavoro e subito si è integrato nella comunità: ha sposato una rosetana, dalla quale ha avuto anche un figlio, e da 13 anni ha la cittadinanza italiana. Dal 2013 “Iba” vive in Francia con i suoi parenti dopo la separazione dalla moglie, ma ogni anno torna a Roseto per rivedere suo figlio, e quest’anno ha deciso di ritornare per tre mesi per lavorare come cameriere per la stagione estiva. «I miei genitori mi hanno insegnato disciplina e regole», conclude Diop, «e soprattutto il rispetto per l’altro, cosa che ho messo in pratica subito a Roseto, dove tutti mi hanno voluto bene fin dall’inizio. E’ la prima volta, in 18 anni, che mi capita un episodio del genere. La denuncia l’ho presentata anche per mio figlio. Non è giusto che va in giro e viene guardato così» . La Asl di Teramo, su disposizione del direttore generale Roberto Fagnano, ha aperto un'inchiesta interna sulla vicenda, ascoltando tutti i testimoni presenti in quel momento negli uffici di Giulianova, sia i dipendenti sia, sembra, alcuni utenti esterni che ora la stessa Asl sta cercando di rintracciare.
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