Reddito di cittadinanza, chiesto il processo per dieci “furbetti”

Ci sono artigiani che lavorano in nero e titolari di immobili che non hanno dichiarato le proprietà La Procura li accusa di aver usufruito dell’indennità per svariati mesi senza averne i requisiti
TERAMO. Nell’Italia dei furbetti sempre e comunque, ci sono i fascicoli giudiziari a fare da deterrente. Nel Paese in cui tutto è possibile fino a quando non scatta l’inchiesta giudiziaria a definire l’illecito, ci sono dieci richieste di rinvio a giudizio per altrettanti “furbetti” teramani del reddito di cittadinanza. Ovvero persone che lo hanno percepito senza averne i requisiti. A firmare le richieste il pm Davide Rosati.
Nell’elenco c’è di tutto: dalla parrucchiera a domicilio all’artigiano che dichiarano di essere disoccupati e che invece lavorano solo in nero; dal proprietario di appartamenti che si dice nullatenente e che invece risulta titolare di beni immobili fino a colui che non dichiara di essere beneficiario di una pensione di invalidità. Tutti pronti a percepire l’indennità del reddito di cittadinanza. Cronache quotidiane che non sempre balzano agli onori della cronaca, ma che nei fascicoli giudiziari continuano a scandire la realtà. In un anno di indagini il comando provinciale della guardia di finanza di furbetti ne ha scovati quaranta che complessivamente avrebbero percepito indebitamente contributi non dovuti per 251mila euro. Come il caso di alcuni proprietari di immobili che, secondo la ricostruzione fatta dalle Fiamme Gialle, hanno presentato insieme alle domande anche false autocertificazioni Isee, non indicando il proprio patrimonio immobiliare: il caso più significativo quello di un uomo proprietario di immobili per un valore di 182mila euro. Per tutti, nel frattempo, l’Inps ha già provveduto a sospendere l’erogazione del reddito. L’ipotesi di reato, prevista inizialmente come truffa e poi come indebita percezione di erogazioni pubbliche, è stata meglio definita nel decreto legge del 28 gennaio 2019 coordinato con la legge di conversione del 28 marzo 2019 riguardante proprio le disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e pensioni che all’articolo 7 stabilisce: «Salvo che il fatto non costituisca più grave reato, chiunque, alfine di ottenere indebitamente il beneficio rende o utilizza dichiarazioni o documenti falsi attestanti cose non vere, ovvero omette informazioni dovute, è punito con la reclusione da due a sei anni». E ancora: «L’omessa comunicazione delle variazioni di reddito o del patrimonio, anche se provenienti da attività irregolari, nonchè di altre informazioni dovute e rilevanti ai fini della revoca o della riduzione del beneficio entro i termini, è punita con la reclusione da uno a tre anni». Normative a definire i confini dell’illecito e del penalmente rilevante.
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