Reddito di cittadinanza con truffa A processo 15 “furbetti” teramani

Tra gli imputati ci sono titolari di immobili non dichiarati e anche il proprietario di una Porsche La Procura li accusa di aver usufruito dell’indennità per svariati mesi senza averne i requisiti
TERAMO. Dal proprietario di una Porsche a quello di svariati immobili non dichiarati: c’è di tutto tra quindici teramani “furbetti” del reddito di cittadinanza che per mesi hanno percepito l’indennità senza averne i requisiti e per cui il pm Davide Rosati ha firmato una citazione diretta a giudizio.
Perché nel Paese in cui tutto è possibile fino a quando non scatta l’inchiesta giudiziaria a definire l’illecito, resta la cronaca quotidiana a scandire la realtà. Che su questo fronte, ormai da mesi, è fatta da centinaia di controlli e verifiche incrociate delle forze dell’ordine. Un’attività certosina che ha portato a scoprire di tutto: dalla parrucchiera a domicilio all’artigiano che dichiarano di essere disoccupati e che invece lavorano solo in nero; dal proprietario di appartamenti che si dice nullatenente e che invece risulta titolare di beni immobili fino a colui che non dichiara di essere beneficiario di una pensione di invalidità.
Tutti pronti a percepire l’indennità del reddito di cittadinanza ma indebitamente. Come il caso di alcuni proprietari di immobili finiti a processo che, secondo la ricostruzione fatta da investigatori e inquirenti, hanno presentato insieme alle domande anche false autocertificazioni Isee, non indicando il proprio patrimonio immobiliare: il caso più significativo è certamente quello di un uomo proprietario di immobili per un valore di 182mila euro che per qualche mese ha percepito l’indennità.
Per tutti, nel frattempo, l’Inps ha già provveduto a sospendere l’erogazione del reddito. L’ipotesi di reato, prevista inizialmente come truffa e poi come indebita percezione di erogazioni pubbliche, è stata meglio definita nel decreto legge del 28 gennaio 2019 coordinato con la legge di conversione del 28 marzo 2019 riguardante proprio le disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e pensioni che all’articolo 7 stabilisce: «Salvo che il fatto non costituisca più grave reato, chiunque, alfine di ottenere indebitamente il beneficio rende o utilizza dichiarazioni o documenti falsi attestanti cose non vere, ovvero omette informazioni dovute, è punito con la reclusione da due a sei anni». E ancora, recita la norma: «L’omessa comunicazione delle variazioni di reddito o del patrimonio, anche se provenienti da attività irregolari, nonchè di altre informazioni dovute e rilevanti ai fini della revoca o della riduzione del beneficio entro i termini, è punita con la reclusione da uno a tre anni». Normative a definire i confini dell’illecito e del penalmente rilevante.
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