Reddito di cittadinanza e furbetti: altri 20 finiscono sotto processo

Tra gli accusati c’è chi non ha dichiarato affitti di immobili di proprietà e chi era agli arresti domiciliari Gli indagati rischiano da due a sei anni di reclusione per indebita percezione di erogazioni pubbliche
TERAMO. Gli escamotage per aggirare la norma, ormai, non si contano più tra i beneficiari del reddito di cittadinanza. Numeri, quelli finiti prima nelle statistiche delle forze dell’ordine e poi nelle inchieste, a riflettere l’immagine di un Paese in cui tutto è sempre possibile fino a quando non scatta l’inchiesta giudiziaria a definire l’illecito. Cronache quotidiane che non sempre balzano agli onori della cronaca, ma che nei fascicolo giudiziari continuano a scandire la realtà. Anche dopo anni dall’introduzione di questo sistema di assistenza.
A Teramo, dopo il rinvio a giudizio, altri venti vanno a processo per indebita percezione di erogazioni pubbliche (fascicoli del pm Davide Rosati). Nell’elenco c’è di tutto: chi ha omesso di dichiarare di essere proprietario di beni immobili per i quali percepiva affitti, chi ha dichiarato il falso circa la composizione del proprio nucleo familiare e relativo reddito complessivo, chi ha dichiarato un falso luogo di residenza e chi ha omesso di segnalare che era agli arresti domiciliari.
Non mancano, naturalmente, lavoratori in nero che hanno dichiarato di essere disoccupati e cittadini stranieri che hanno falsamente attestato di risiedere in Italia da almeno 10 anni (requisito indispensabile per consentire ai cittadini stranieri e disoccupati di percepire il reddito di cittadinanza).
Tutti rischiano da due ai sei anni. L’ ipotesi di reato, prevista inizialmente come truffa e poi come indebita percezione di erogazioni pubbliche, è stata meglio definita nel decreto legge del 28 gennaio 2019 coordinato con la legge di conversione del 28 marzo 2019 riguardante proprio le disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e pensioni che all’articolo 7 stabilisce: «Salvo che il fatto non costituisca più grave reato, chiunque, al fine di ottenere indebitamente il beneficio rende o utilizza dichiarazioni o documenti falsi attestanti cose non vere, ovvero omette informazioni dovute, è punito con la reclusione da due a sei anni». Nei primi due mesi dell’anno il comando provinciale della guardia di finanza ha già segnalato 38 furbetti del reddito, ovvero persone che hanno percepito l’indennità di assistenza pur non avendone i requisiti. Complessivamente avrebbero percepito 311mila euro di indennità non dovute.
Nel Teramano la lotta ai furbetti del reddito di cittadinanza è iniziata ormai da anni, da quando la misura è stata introdotta. Tanto è vero che per molti ci sono fascicoli giudiziari già in fase dibattimentale e per tanti altri già definiti con richieste di rinvio a giudizio.
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