Reddito di cittadinanza: in città lo perderanno oltre duemila famiglie

10 Febbraio 2023

L’assessore De Sanctis: «Siamo preoccupati, ci sarà tensione sociale Tanta gente verrà da noi a chiedere aiuti che non potremo dare»

TERAMO. A Teramo sono attualmente 2.171 le famiglie che usufruiscono del reddito di cittadinanza: 958 seguite dal Comune, 1.213 dal Centro per l'impiego. Da quando la misura è entrata in vigore ad oggi sono stati 3.338 i teramani che l'hanno percepita. Ora questo strumento di sostegno, che per taluni rappresenta una vera ancora di sopravvivenza, va verso l'abolizione. Il Governo lo sta smantellando con l'intenzione di attivare canali di assistenza alternativi per i soggetti fragili che non possono lavorare e percorsi d’inserimento nel mondo del lavoro per chi è occupabile. Quest’ultima categoria già da luglio perderà il reddito di cittadinanza, che entro fine anno verrà abolito per tutti, ma ancora non è dato sapere cosa sarà di loro. Ad oggi non c'è infatti una riforma organica e complessiva che indichi quali misure adottare per il “dopo”. Una situazione d’incertezza che genera ansia nei percettori del sussidio e che apre scenari preoccupanti sul fronte della tenuta sociale.
L'assessore alle politiche sociali del Comune di Teramo, Ilaria De Sanctis, non nasconde il suo timore sulle conseguenze che la cancellazione della misura potrà avere in città. «Ogni giorno», dice, «nei nostri uffici arrivano persone molto preoccupate per il loro futuro, che non sanno cosa li aspetta da qui a pochi mesi: il reddito di cittadinanza va mantenuto perché è l'unico strumento per evitare tensioni sociali. Tensioni che già ci sono, delle quali abbiamo vivo sentore perché chi amministra sui territori tocca con mano i problemi dei cittadini e noi ogni giorno ci confrontiamo con loro, li ascoltiamo e li aiutiamo per quanto possibile. L'abolizione di questa misura aprirà nuove sacche di povertà, che si aggiungeranno a quelle che a fatica proviamo a gestire nella nostra comunità, e spalancherà le porte a nuove forme di schiavismo».
Le famiglie teramane che usufruiscono del reddito di cittadinanza sono giovani con lavori precari per i quali il sussidio rappresenta un’integrazione a un salario basso; nuclei monoreddito; ultra 50enni che non riescono a ricollocarsi nel mondo del lavoro. Cosa faranno quando non avranno più il reddito di cittadinanza? «Verranno qui, giustamente, negli uffici del Comune a chiedere aiuto perché siamo noi il primo e a volte unico riferimento. E non potremo aiutarli perché le risorse degli enti locali sono scarse e le povertà sulle quali intervenire sono tante», dice De Sanctis, che sottolinea come il Comune in questi anni abbia fatto la sua parte per impiegare i percettori del reddito di cittadinanza in progetti di utilità sociale, come del resto era nella mission della misura. «Queste persone si sono messe a disposizione della collettività e con grande entusiasmo hanno aderito ai progetti messi in campo», aggiunge l'assessore, «hanno svolto servizio in biblioteca, negli uffici del Comune e del tribunale. Abbiamo attivato tirocini formativi a loro rivolti affinché possano trovare uno sbocco lavorativo. Sono persone che hanno voglia di fare e bisogna smetterla di dipingerli, come qualcuno fa, come furbetti. Non è affatto così. Tra l'altro il reddito viene tolto in un momento storico critico, con il costo della vita che è cresciuto tantissimo. Non possiamo che essere preoccupati per le conseguenze sociali che ci saranno».
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