«Referendum Pd, chi perde si tiri indietro»

26 Aprile 2018

Il garante Di Sabatino auspica la convergenza tra Cavallari e D’Alberto dopo il risultato della consultazione tra gli iscritti

TERAMO. L’effetto non sarà quello delle primarie, ma resta «la bella lezione di democrazia e partecipazione». Per il presidente della Provincia Renzo Di Sabatino è questo il segnale politico più significativo dato dal Pd nel chiamare i propri iscritti sulla scelta tra Giovanni Cavallari e Gianguido D’Alberto come candidato sindaco da sostenere nelle elezioni del 10 giugno.
Il risultato non sarà vincolante per la prosecuzione della campagna dei due sfidanti, come lo sarebbe stato nel caso delle primarie, ma per Di Sabatino il referendum di sabato dovrebbe comunque portare all’auspicata sintesi nel fronte di centrosinistra. «Mi auguro», fa rilevare il presidente, nelle vesti di garante elettorale del Pd, «che il candidato soccombente converga sull’altro». Non si tratta di un’imposizione, chiarisce Di Sabatino, ma la consultazione, sebbene limitata nella partecipazione ai circa 700 tesserati Dem, sarà comunque «l’espressione di un pezzo importante della città». Per il presidente della Provincia, che nella fase iniziale della trattativa con i possibili alleati era stato indicato dai Democratici come candidato sindaco intorno al quale aggregare il centrosinistra, torna a dare voce all’orgoglio del Pd. «Il partito ha commesso tanti errori», ammette, «ma è una forza in carne e ossa, con milioni di elettori, che ha una propria dignità e lavora con impegno in città». L’esito del referendum di sabato, quando si voterà dalle 8 alle 21 nella sede di corso De Michetti, non può essere considerato solo un fatto interno ai Dem, per evitare la diaspora di militanti ed elettori, né un passaggio formale ininfluente per il percorso dei due sfidanti nell’area del centrosinistra. «Sulla base del risultato il partito appoggerà con la propria lista il candidato vincente», evidenzia Di Sabatino, «e di questo si dovrà comunque tenere conto». Così come non possono passare inosservati due fatti importanti, sempre secondo il presidente delle Provincia, che hanno caratterizzato finora l’atteggiamento del Pd. «Il primo è stato quello di rinunciare ad una propria candidatura», fa notare, «che sarebbe stata una presenza legittima al pari delle altre: non superiore ma neppure inferiore». Al passo indietro per favorire la sintesi di coalizione si è aggiunta poi la scelta di indire il referendum sul candidato con cui schierarsi. «Chiediamo agli iscritti quale linea deve seguire il partito», osserva, «diciamo a loro: aiutateci a scegliere». A questo sbocco si è arrivati una volta constatata l’impossibilità di organizzare le primarie, ma anche in assenza degli organi elettivi del partito a livello cittadino, con il commissariamento conseguente dell’Unione comunale. Il bell’esempio di democrazia, dunque, per Di Sabatino è già un dato acquisito per il Pd. «Considerati i tempi stretti la soglia di partecipazione adeguata potrebbe essere a 400 votanti», conclude, «ma spero che siano di più».
©RIPRODUZIONE RISERVATA