Referendum sul destino del teatro romano

Il presidente del comitato promotore Di Marco: «I cittadini devono scegliere il progetto di recupero»
TERAMO. «La parola passi finalmente ai cittadini». È questo l’auspicio che accompagna la proposta di referendum sul recupero del teatro romano. A esprimerlo è il docente di diritto costituzionale Carlo Di Marco che presiede il comitato promotore per la consultazione popolare finalizzata alla scelta del progetto di riutilizzo della cavea di epoca imperiale. L’iniziativa segue alle polemiche scatenate nelle settimane scorse dalla proposta di copertura dei resti elaborata dallo studio palermitano Bellomo incaricato di pianificare l’intervento che verrebbe realizzato con finanziamenti di Fondazione Tercas, ministero dei Beni culturali e Regione.
Di Marco fa riferimento anche al convegno organizzato a dicembre da Teramo Nostra e dal coordinamento dei comitati di quartieri e frazioni nel quale «associazioni, cittadini, istituzioni ed enti intervenuti hanno evidenziato che, in mancanza di un progetto condiviso, la giunta regionale non potrà finanziare il recupero del teatro romano». Il Comune, tra l’altro, secondo il docente ha mostrato nei confronti dell’opera «totale disinteresse non prevedendo nessun impegno in bilancio e omettendo l’avvio del procedimento espropriativo» di palazzo Adamoli e casa Salvoni che andrebbero demoliti per realizzare l’intervento come prospettato nello studio di fattibilità approvato in consiglio nel 2010. «A fronte della volontà manifesta e subdolamente espressasi dalla classe politica di potere di tenere fuori i cittadini dal destino del teatro romano», conclude Di Marco, «ora più che mai devono esprimersi i cittadini». (g.d.m.)
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