Referendum sul teatro romano Le 1.113 firme non bastano

Il comitato promotore le deposita in Comune ma da statuto comunale ne servirebbero 3.900 Di Marco: «La nuova amministrazione può cambiare lo strumento e compiere una svolta mai vista»
teramo. Giovedì è stata consegnata al Protocollo generale del Comune di Teramo la richiesta di referendum consultivo propositivo sul teatro romano, sottoscritta da 1.113 cittadini teramani. Scrive in una nota il presidente del comitato promotore, Carlo Di Marco: «Si badi, per chiedere un referendum consultivo propositivo il comitato ha raccolto in tre mesi le firme autenticate del 2,59% dell’elettorato della città. Non abbiamo raggiunto il quorum minimo del 9% previsto dallo statuto comunale poiché per questo avremmo dovuto raccogliere ed autenticare circa 3.900 firme. Se si pensa però che sul piano nazionale, per inoltrare richiesta di referendum abrogativo (non consultivo ma decisionale) c’è bisogno di raccogliere le firme autenticate dello 0,98% (500mila su 51 milioni) dell’elettorato attivo, ci sembra che a Teramo siamo andati molto oltre. Se avessimo dovuto raccogliere lo 0,98% anche a Teramo, infatti, avremmo potuto fermarci a circa 420 firme, ma le cose non vanno così in questa città».
Di Marco ricorda che «quella eccessiva percentuale è stabilita nello statuto comunale da quando questo fu approvato per la prima volta (primi anni ’90 dello scorso secolo). E se le amministrazioni comunali che si sono succedute non hanno mai sentito il bisogno di riportarla a percentuali, diciamo così, ragionevolmente democratiche a noi pare che, dopo questo risultato, sia finalmente giunto il momento. Oltre mille cittadini teramani che chiedono di sentire il popolo sui destini del teatro non sono aria fritta e si apre una seconda fase che rappresenta un banco di prova per il governo di questa città».
Di Marco auspica che il consiglio comunale non si limiti a nominare la commissione per il referendum, chiamata a stabilirne l’ammissibilità, ma compia «una svolta di democrazia mai vista». Come? «Aggiornando, ammodernando e modificando lo statuto comunale per superare anche (e non solo) i difetti evidenti dell’istituto del referendum; conseguentemente approvando un regolamento organico sulla democrazia partecipativa che comprenda la disciplina del Forum cittadino richiesto dal quesito referendario; indicendo il Forum cittadino sul teatro romano, secondo le regole contenute nel regolamento organico».
Di Marco ritiene che, «conoscendo intenzioni e programmi di questa nuova amministrazione, lo scenario più probabile e più augurabile per la collettività teramana sia questo». (red.te)

