Reintegrato dal giudice ma la Las non lo riassume

“Modello Marchionne” anche a Tortoreto, un caporeparto licenziato nel 2013 vince la causa ma l’azienda fa opposizione e non lo riprende al lavoro
TORTORETO. Non è la Fiat, ma il “modello Marchionne” sembra lo stesso. Il caso stavolta riguarda un lavoratore di Notaresco, T.D.G. 60 anni, che lavorava fino a un anno fa al placcaggio presse della Las mobili di Tortoreto.
Il 5 agosto 2013 T.D.G. venne messo in mobilità con la seconda di tre procedure messe in atto dall’azienda nell’arco di un anno o poco più. Il lavoratore, assunto come quadro, anche se nei fatti svolgeva le mansioni di caporeparto, però ha impugnato il licenziamento, ritenendolo illegittimo per vizio di forma perchè la legge prevede che vengano comunicati gli esuberi alla Provincia giustificandoli per ciascun dipendente licenziato e invece nel suo caso mancava questo tipo di comunicazione. Rappresentato dall’avvocato Francesca Borsa, il lavoratore ha opposto anche l’applicazione non corretta nei criteri di scelta: argomento basilare visto che questo è l'unico motivo accoglibile con riforma Fornero. Il giudice Giuseppe Marcheggiani ha sostanzialmente accolto questa tesi, osservando che la Las non ha dimostrato la sussistenza di criteri tecnico-organizzativi nella scelta, come sostenuto dall’azienda stessa. In più secondo giudice non è stata fatta, sempre in vista della scelta, la comparazione con tutti i quadri dell'azienda, come stabilisce una sentenza della Cassazione. Per questo ha stabilito, a fine luglio, la reintegra del lavoratore, con ordinanza immediatamente esecutiva. Ma l'azienda non lo ha reintegrato e l'avvocato dell'azienda ha fatto opposizione. La sentenza, inoltre, stabiliva il risarcimento di 12 mensilità – circa 32mila euro lordi– che in parte la Las sta pagando, la prossima tranche dovrebbe essere versata a ottobre. Ma non sta pagando le mensilità maturate attualmente, visto che non viene ripreso al lavoro nonostante la sentenza. Per T.D.G. la reintegra è importante in quanto, avendo vinto la causa, ha perso l’indennità di mobilità, anche se l’azienda non adempie.
Accanto al lavoratore c’è anche la confederazione Cobas. «Il Cobas», dichiara Diane Calvarese dell’esecutivo provinciale, «è pronto a dare tutto il sostegno morale e giuridico all’ex dipendente, resistendo in giudizio (la prossima udienza si terrà il 2 dicembre, ndr) per confermare anche in questa successiva fase le sue ragioni, poichè per il Cobas il rispetto di un provvedimento giudiziale signifca mantenere in vita uno stato di diritto».
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