Reperti antichi spuntano tra le erbacce

Di particolare importanza una statua romana e una stele pre-romana che per decenni erano state considerate smarrite
TERAMO. Dimenticate, date per disperse per oltre mezzo secolo. Ora rispuntate, per caso, tra erbacce e materiale di risulta all’interno di un’area adibita a parco mezzi comunali in via Orto agrario. Un ritrovamento che fa tremare i polsi ad archeologi e studiosi, pronti a mettersi al lavoro per dare una storia, una vera carta di identità, agli antichi reperti: una statua, una stele e diversi elementi architettonici di un monumento commemorativo risalenti alle epoche romana e pre-romana. A scoprire il piccolo tesoro sono stati, martedì, degli operai del Comune: hanno intuito l’importanza di quei reperti allertando le autorità. Ieri sul posto sono arrivati gli esperti della Sovrintendenza, l’assessore alla cultura Andrea Core e quello alle manutenzioni Valdo Di Bonaventura. Con cura, tutti i reperti sono stati spostati all’interno del museo archeologico Savini.
Si tratta di una statua romana funeraria a grandezza naturale, senza testa, togata, riconducibile a Sesto Estimelio, il cui mausoleo si trova in città nel quartiere Cona. Saltò fuori per la prima volta durante uno scavo che la Sovrintendenza di Chieti condusse negli anni ‘60 in città: di questa statua si ha solo una foto. Per anni se ne sono perse le tracce: si è pensato fosse andata persa, distrutta o venduta sul mercato nero dell’arte. E invece, il nobile aprutino giaceva in un deposito con tutto il suo carico di storia e bellezza. Di grande valore anche la stele detta di Sant’Omero e gli elementi architettonici di un monumento commemorativo di età repubblicana rinvenuti nella stessa area. Non nasconde felicità ed entusiasmo l’archeologo Vincenzo Torrieri della Sovrintendenza, che ieri insieme al sindaco Gianguido D’Alberto e all’assessore Core, dinanzi al museo archeologico, ha incontrato i giornalisti per spiegare la portata della scoperta. Ha parlato di «riscoperta inestimabile, dal valore enorme. Reperti dimenticati per anni che ci parlano di una storia antichissima della nostra civiltà. La stele, famosissima, la credevamo perduta: rappresenta una testimonianza eccezionale della cultura pretuziana, picena e vestina che ora va valorizzata».
E sul fronte della valorizzazione l’assessore Core ha spiegato come l’amministrazione stia lavorando per poter allestire uno spazio adeguato alle tante opere custodite in città. Il museo Savini è inagibile ma le opere, dice Core, «devono tornare ad essere fruibili: quando ci siamo insediati l’edificio non era stato neppure messo in sicurezza e dunque per i lavori di adeguamento servirà del tempo, ma non vogliamo che la cultura museale resti interdetta: con la Sovrintendenza stiamo valutando degli spazi idonei ad accogliere le opere». Una sorta di museo temporaneo, dunque.
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