Residenza per anziani irregolare: ex sindaco prosciolto dalle accuse

2 Febbraio 2023

Il caso scoppiato a Castellalto durante la pandemia con la chiusura di una struttura assistenziale Di Marco era indagato per rifiuto d’atti d’ufficio, per il giudice ha agito «con senso del dovere»

TERAMO. L'emergenza Covid, quella scandita da restrizioni e paure, sembra un lontano ricordo. Ma non nei tribunali. Nelle stanze della Procura di Teramo, fra i tanti faldoni, ce ne sono due dove la gestione del virus all'interno di una struttura per anziani finita sotto sequestro è ad oggi ancora oggetto di indagine.
Inchieste, per abuso della professione e omicidio colposo, che riguardano la fattoria sociale Villa Feudo di Castellalto dove i carabinieri del Nas nel dicembre 2020 scoprirono irregolarità nell'assistenza degli anziani ospiti. La struttura, emerse subito, non poteva svolgere attività assistenziali non avendo né le autorizzazioni né i requisiti logistici e professionali necessari. Degli oltre venti ospiti, molti non erano autosufficienti e affetti da patologie serie. Nella struttura si sviluppò un focolaio che coinvolse anche il personale dipendente. Dal blitz del Nas scattò la prima inchiesta della magistratura con tre indagati: le responsabili di Villa Feudo, Giuseppina Maggitti e Giorgia Tortella (madre e figlia), e l'allora sindaco di Castellalto Vincenzo Di Marco. Violazioni al testo unico delle leggi sanitarie ed esercizio abusivo della professione: queste le contestazioni per le due donne che, assistite dagli avvocati Gennaro Cozzolino e Ida Nardi, hanno chiesto ed ottenuto il rito alternativo della messa alla prova ad oggi in corso. Al sindaco Di Marco la magistratura ha contestato il rifiuto d'atti d'ufficio perché, secondo il pm, pur essendo stato informato dal Nas, dalla Asl e dagli uffici comunali dell'assenza di «qualsivoglia autorizzazione comunale all'esercizio di attività sia di tipo diurno che residenziale della struttura Villa Feudo, ometteva di compiere senza ritardo un atto del suo ufficio consistente nell'emissione di specifica ordinanza di sospensione dell'attività». L'imputato ha sempre rigettato l'accusa assistito dagli avvocati Amedeo Di Odoardo e Alessia Cognitti.
La linea difensiva è stata pienamente accolta dal giudice Roberto Veneziano che in udienza preliminare ha disposto per Di Marco il non luogo a procedere perché il fatto non sussiste. Nella sentenza si evidenzia come il sindaco, a metà dicembre 2020, appreso di un focolaio nella struttura, informò le autorità sanitarie attivando gli uffici comunali affinché svolgessero accertamenti sul possesso in capo ai gestori di Villa Feudo delle autorizzazioni specifiche. Non solo: Di Marco non ricevette alcuna comunicazione sull'esito del controllo del Nas, intervenendo poi con due ordinanze urgenti per trasferire altrove gli anziani. Per il giudice, il sindaco si è comportato con «encomiabile senso del dovere e rara sensibilità istituzionale». Ma su Villa Feudo c’è un secondo fascicolo per omicidio colposo scaturito da esposti presentati dai parenti di anziani che dopo aver contratto il virus nella struttura sono morti. Fra gli esposti anche quello del figlio di una donna deceduta il 25 dicembre 2020 al Mazzini dove era giunta, positiva al Covid, in gravi condizioni. La famiglia, assistita dall'avvocato Renzo Di Sabatino, vuol sapere se ci siano state inadempienze o ritardi nella gestione dell'anziana durante il suo soggiorno nella struttura di Castellalto.
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