Respinto il ricorso del medico non vaccinato

3 Dicembre 2021

Il Consiglio di Stato si pronuncia su un teramano: «Prevale il diritto alla salute della collettività»

TERAMO. Il Consiglio di Stato lo ha già stabilito a ottobre quando con una sentenza (la numero 7045) ha respinto il ricorso di alcuni medici del Friuli Venezia Giulia confermando la legittimità dell’obbligo vaccinale per il personale sanitario.
Con un nuovo provvedimento a firma del presidente della terza sezione Franco Frattini il Consiglio di Stato lo ha ribadito respingendo il ricorso di un medico no vax teramano (assistito dall’avvocato Rosella Ferrara) contro la sospensione dal lavoro subita come conseguenza del rifiuto a vaccinarsi e confermando così la pronuncia del Tar. «Rilevato ancora una volta da parte del Consiglio di Stato», si legge nel provvedimento, «che la prevalenza del diritto fondamentale alla salute della collettività rispetto ai dubbi individuali o di gruppi di cittadini sulla base di ragioni mai scientificamente provate, assume una connotazione ancora più peculiare e dirimente allorchè il rifiuto di vaccinazione sia opposto da chi come il personale sanitario sia – per legge e ancora prima per il cosiddetto giuramento di Ippocrate – tenuto in ogni modo ad adoperarsi per curare i malati e giammai per creare o aggravare il pericolo di contagio del paziente con cui nell’esercizio dell’attività professionale entri in diretto contatto».
Per il Consiglio di Stato i medici devono curare i malati e non possono aggravare per i loro pazienti il rischio del contagio da Covid, non vaccinandosi loro stessi in nome di dubbi «non dimostrati» e che ignorano «l'imponente quantità di studi scientifici» che evidenziano «la netta prevalenza del beneficio vaccinale» per i singoli e per «la riduzione progressiva della pandemia, ancora gravemente in atto». E ancora una volta ribadisce che prima di tutto va salvaguardata l' «esigenza essenziale di protezione della salute collettiva». E aggiunge: «Soltanto la massiva vaccinazione anche ed anzitutto di coloro che entrano per servizio ordinariamente in contatto con altri cittadini, specie in situazioni di vulnerabilità, rappresenta una delle misure indispensabile per ridurre la nuovamente l’emergente moltiplicazione dei contagi, dei ricoveri, delle vittime ».(d.p.)
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