restano a roseto i primi contagiati in abruzzo

16 Marzo 2020

«La famiglia di Brugherio è in buone condizioni, non ha sintomi e, nonostante i tamponi dell'uomo e di sua moglie non siano ancora negativi, si è deciso di continuare le cure nella casa di Roseto per...

«La famiglia di Brugherio è in buone condizioni, non ha sintomi e, nonostante i tamponi dell'uomo e di sua moglie non siano ancora negativi, si è deciso di continuare le cure nella casa di Roseto per liberare posti preziosi vista la situazione di emergenza». Così il direttore generale facente funzione della Asl di Teramo, Maurizio Di Giosia, sulle dimissioni del paziente 1 in Abruzzo, un uomo della provincia di Monza Brianza, e della sua famiglia. Il 50enne era arrivato nella casa di vacanza di Roseto per qualche giorno di riposo e il 26 febbraio scorso, per via della febbre e di problemi respiratori, era stato ricoverato al reparto Malattie infettive dell'ospedale di Teramo, dove è stato trovato positivo al test del coronavirus. La famiglia era stata messa in quarantena ma poi anche la moglie e i due figli erano risultati positivi. «I due figli sono negativi ma l'intera famiglia sta bene e può raggiungere la guarigione completa a casa da dove, naturalmente, non può uscire. Sono seguiti dai medici che fanno controlli telefonici due volte al giorno», spiega ancora Di Giosia, «i sanitari mi hanno detto che marito e moglie hanno ringraziato la struttura per la qualità delle cure e l'umanità con cui sono stati trattati». «Sono tornati e stanno ancora qui, sappiamo che non sono ripartiti per la Lombardia. La gente però è ignorante: “stanno qui, a casa loro, capisci?”, mi dicono. Hanno paura. Ma se l'ospedale li ha dimessi vuol dire che stanno bene, no?». Così ha dichiarato all’Ansa il ristoratore di Roseto messo in quarantena assieme ad altre sei persone dopo che nel suo locale era stata segnalata la famiglia del paziente 1. «La Asl», ha continuato, «ha sanificato il locale, messo in osservazione tutti noi più altri avventori del ristorante, poi lo ha chiuso. Ora verremo risarciti? Non so proprio. Sono riuscito a riaprire per due giorni, poi ci hanno richiuso tutti di nuovo. Beh, mettiamoci l'anima in pace. Mi rimane l'affetto della gente».