Revocati i permessi premio a Parolisi

Il tribunale di sorveglianza: «Esternazioni gravi e assenza di consapevolezza. Deve ancora riflettere in carcere»
TERAMO. A 12 anni di distanza il delitto del bosco di Ripe di Civitella continua a riempire le cronache nazionali. È arrivata ieri la revoca dei permessi premio a Salvatore Parolisi, chiesta dalla famiglia di Melania Rea dopo le esternazioni in tv dell’ex militare condannato in via definitiva per l’omicidio della moglie a 20 anni di carcere. Parolisi si è visto revocare dal Tribunale di sorveglianza di Milano tutti gli altri 15 permessi che gli erano stati concessi fino a ottobre proprio per l’intervista rilasciata ai microfoni della trasmissione di Rai3 “Chi l’ha visto?”
IL MAGISTRATO
Il magistrato di sorveglianza Rosanna Calzolari, che in precedenza aveva concesso i permessi in seguito a una relazione della direzione del carcere milanese di Opera che attestava la buona condotta di Parolisi, ha fatto dietrofront perché, a suo avviso, i contenuti e i toni dell’intervista avrebbero dimostrato che il detenuto «non ha completato il lavoro introspettivo» richiesto per poter essere reinserito nella società. Le sue parole anzi testimoniano «il vissuto di chi ritiene di essere stato ingiustamente condannato», scrive sempre il magistrato, ed è palese che Parolisi dopo otto anni di detenzione non abbia ancora «compreso il significato e la valenza» dei permessi premio, strumenti “pedagogici” che hanno la funzione di aiutare la riabilitazione e il reinserimento del condannato nella società in maniera graduale. «La gravità delle esternazioni e l’assenza di consapevolezza» di Parolisi hanno quindi determinato la cancellazione delle uscite settimanali che prevedevano delle giornate di volontariato da svolgere in una parrocchia di Milano. L’ex militare dovrà invece proseguire con il suo “ lavoro introspettivo” nel carcere, continuando il percorso di riflessione che dovrebbe servire a Parolisi anche «per restituire piena dignità alle vittime e alla loro storia in un'ottica riparativa».
LA FAMIGLIA
L’avvocato della famiglia Rea, Mauro Gionni del foro di Ascoli, ha commentato: «Da quello che leggo, il magistrato ha confermato esattamente le nostre perplessità. La prima questione riguarda la comprensione della condanna, cioè un detenuto in permesso premio che ha partecipato all’opera di rieducazione dovrebbe aver compreso di essere stato condannato e, pur non condividendola, rispettare la sentenza, mentre dire che è stato condannato a metà perché ha 20 anni e non l’ergastolo è una sciocchezza che denota che non ha compreso quale è il problema». La seconda considerazione del tribunale, secondo il legale, riguarda invece il fatto che «gli autori di reato devono manifestare il rispetto per le vittime tanto più in questo caso che la vittima è sua moglie. Manifestare rispetto non è dire “l’ho tradita perché lei dormiva con la madre”», dice Gionni, riferendosi alle parole di Parolisi. «L’opera di rieducazione di Parolisi è assai fallace, ha lacune enormi», aggiunge Gionni, che annuncia che per gli stessi motivi la famiglia Rea è pronta a segnalare al tribunale la mancanza dei requisiti del detenuto anche per poter accedere agli sconti di pena. «I criteri per i permessi premio sono simili a quelli che giustificano la concessione della cosiddetta liberazione anticipata. Dunque chiederemo che anche questo requisito vada rivisitato e rivisto alla prossima richiesta», ha annunciato il legale, riferendosi ai 45 giorni di sconto di pena previsti per ogni sei mesi scontati in cella.
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