Revocato il decreto per il debito del Mote

10 Dicembre 2016

TERAMO. Non serve un decreto ingiuntivo per saldare il debito del Mote nei confronti della Team. Lo stabilisce la sentenza del tribunale civile di Teramo, firmata dal giudice Paolo Andrea Vassallo. L'...

TERAMO. Non serve un decreto ingiuntivo per saldare il debito del Mote nei confronti della Team. Lo stabilisce la sentenza del tribunale civile di Teramo, firmata dal giudice Paolo Andrea Vassallo. L'atto revoca un precedente pronunciamento che imponeva al consorzio, che gestisce i servizi di igiene urbana per conto di alcuni Comuni dell'entroterra, il pagamento forzato di quasi 558mila euro per il trasporto di rifiuti verso la discarica di Casoni da parte della società pubblico-privata. L'esistenza del debito non è messa in discussione dalla sentenza, come tra l'altro evidenziato anche dal Mote, assistito nell'occasione dall'avvocato Alessandra Striglioni ne' Tori. Il magistrato, però, rileva un difetto di competenza che rende nullo il decreto ingiuntivo ottenuto a gennaio dalla Team, rappresentata in giudizio dall'amministratore delegato Luca Ranalli.

La convenzione sottoscritta a suo tempo dalla società con il consorzio, infatti, rimanda la risoluzione di eventuali controversie legate alla fornitura e al pagamento dei servizi a un arbitrato che esclude l'intervento del giudice. «E' quello che abbiamo sempre sostenuto», sottolinea Ermanno Ruscitti, presidente del Mote, «tanto che l'ultimo piano di rientro dal debito lo abbiamo proposto una settimana fa al presidente Pietro Bozzelli». Un'intesa tra le parti, in realtà, era stata raggiunta già un anno mezzo fa, quando il consorzio s'impegnò a pagare 25 rate mensili da 18mila euro per appianare l'esposizione nei confronti della società che allora ammontava a 513mila euro. «Al primo ritardo nei versamenti, dovuto a difficoltà nei flussi di cassa e non a cattiva volontà da parte nostra», evidenzia Ruscitti, «l'amministratore delegato ha fatto partire il decreto ingiuntivo».

Secondo il presidente del consorzio, che tra l'altro è socio al 2% della Team, l'esito del giudizio era scontato. «Bastava aver letto la convenzione», afferma Ruscitti, «tant'è che la nostra ulteriore proposta mirava proprio a evitare la sentenza, ma non c'è stato nulla da fare». La Team si ritrova così a dover pagare spese legali per oltre 10mila euro. «Soldi buttati», osserva Ruscitti, «di cui qualcuno dovrà assumere la responsabilità». I rapporti tra Ranalli e i soci pubblici della Team, insomma, si fanno sempre più tesi. (g.d.m.)

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