Ricostruzione ferma da 12 anni per la chiesa dei Cappuccini

Montorio, lo storico luogo di culto seicentesco è chiuso dal terremoto del 2009 e in abbandono Il Comune cerca fondi anche per il convento adiacente, per cui sono necessari 7,5 milioni di euro
MONTORIO AL VOMANO. L’ultima messa si è celebrata dodici anni fa, prima che il terremoto del 2009 la danneggiasse, la rendesse inagibile e chiusa al pubblico. A seguire, il sisma del 2016 ha aggravato le lesioni e da allora una transenna circondata da erbacce staziona perennemente dinanzi al vialetto d’ingresso. Il silenzio regna sovrano e il senso di abbandono ha ormai preso la scena. Montorio rischia di perdere per le lungaggini della ricostruzione post-sisma uno dei suoi luoghi simbolo, la seicentesca chiesa della Santissima Annunziata di Maria Vergine, meglio nota come “dei Cappuccini”.
La pratica è stata avviata, l’edificio è stato inserito “nell’elenco delle chiese danneggiate da mettere in sicurezza” come recita la nota della soprintendenza speciale del ministero dei Beni culturali del 26 giugno 2017, lo stanziamento di 300mila euro è stato fatto, ma si attende il via per i lavori che ancora non arriva. Nel frattempo la condizione dell’edificio dove ci sono lesioni alla struttura e al tetto si aggrava sempre di più, provocando danni anche all’interno. La chiesa dei Cappuccini non appartiene alla diocesi di Teramo-Atri, ma al Fec – Fondi edilizia di culto - del ministero dell’Interno e quindi rientra nella competenza della Soprintendenza speciale per le aree colpite dal sisma 2016, che è stata più volte sollecitata per sbloccare la situazione.
Un’odissea iniziata nel 2009 quando presero avvio le operazioni per istruire la pratica di ricostruzione. «L’allora vescovo Michele Seccia e il sindaco Alessandro Di Giambattista mi incaricarono di redigere e presentare il progetto degli interventi da operare», spiega Gabriele Di Felice Ardente, ingegnere strutturista che ha prestato la propria opera gratuitamente, «sembrava che la cosa si potesse fare a breve, ma non è stato così». Fu allora richiesto dal parroco don Nicola Iobbi e da Di Giambattista l’intervento dell’allora prefetto Valter Crudo, che nel 2012 scrisse alla soprintendenza «la necessità di realizzare gli interventi strutturali e di restauro», senza, però, avere risposta. A esasperare la situazione ci si è messo il terremoto del 2016, che ha provocato lo sfondamento completo della copertura, riparata, con un intervento d'urgenza e gratuitamente, dell’impresa montoriese Gavioli Restauri. «Con il sindaco Gianni Di Centa abbiamo rimesso mano al progetto adeguandolo al sopraggiunto peggioramento e lo abbiamo presentato di nuovo all’ufficio competente», aggiunge Di Felice Ardente, «ma è ancora tutto fermo».
La chiesa, dallo stile essenziale e dalla quale si scorge la parte storica di Montorio, è molto apprezzata dai cittadini e lo stato in cui versa ha scatenato polemiche sui social. «È un vero peccato per il nostro gioiellino», «La soprintendenza dorme», «che vergogna», «la storia che si sgretola», «bisogna ridare dignità a questo posto»: questi alcuni dei commenti.
Il recupero dell'edificio interessa anche la nuova amministrazione del sindaco Fabio Altitonante. «Ci teniamo molto al recupero», dice il primo cittadino, «il restauro però non dipende dal Comune, ma dal ministero dell’Interno che ha attivato un finanziamento per un progetto affidato alla soprintendenza».
E l’interesse è anche per il convento adiacente, di proprietà comunale, che ospitava i frati cappuccini, con annesso chiostro, che è in completo degrado. «Nel piano triennale delle opere pubbliche», aggiunge Altitonante, «abbiamo destinato 7,5 milioni di euro per il recupero del convento. È evidente che il nostro Comune non può farsi carico da solo di un’opera così importante, per questo stiamo lavorando in sinergia con le istituzioni regionali e nazionali per ottenere il finanziamento e ridare vita a un luogo così prezioso per la nostra comunità».
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