Ricostruzione ferma e le imprese licenziano

L’ira dei costruttori dell’Aniem che scrivono a D’Alfonso: «Le case B e C possono essere subito riparate ma dovete liquidare i soldi per i lavori»
TERAMO. Con tutto il lavoro che c’è da fare sembra un paradosso che le imprese edili teramane siano costrette ad andare fuori regione pur di lavorare. E che alcune arrivino pure a licenziare. Ma è così.
E’ questa la situazione denunciata dall’Aniem di Teramo che protesta contro i ritardi e il silenzio della regione sull'Ufficio speciale per la ricostruzione.
«Finalmente è arrivata la tanto attesa ordinanza a firma del commissario Vasco Errani, che definisce parametri, modalità, tempi di intervento e di esecuzione della "ricostruzione privata pesante".L'ordinanza sulla riparazione dei danni lievi è di quattro mesi fa, per partire subito con i lavori e far tornare la gente nelle case ormai c'è tutto eppure nulla si muove. L'Ufficio speciale per la ricostruzione quando sarà davvero operativo?», attacca il presidente del collegio costruttori Aniem Fiorenzo Polisini.
In sostanza per iniziare i lavori nelle case danneggiate dal sisma e classificate “B” o “C” le strade sono due: presentare la domanda e attendere la liquidazione del contributo o presentare la domanda e iniziare i lavori prima dell’arrivo del contributo. In ogni caso è determinante che funzioni l’Ufficio ricostruzione, nel secondo caso dovrebbero essere le imprese ad anticipare soldi senza sapere quando li rivedranno.
«Le notizie che apprendiamo dalle imprese associate o dalla stampa sono poche e poco rassicuranti», incalza Polisini, «per questo come associazione abbiamo deciso di scrivere una nota a Luciano D'Alfonso, in qualità di presidente e di vice commissario alla ricostruzione, vogliamo sapere qual è il reale stato delle cose. Moltissime imprese associate lamentano questi ritardi, hanno la possibilità di lavorare nella propria provincia ma per colpa della burocrazia o di altro che non conosciamo o riusciamo a comprendere è tutto fermo. Rispetto a Marche, Umbria e Lazio l'Abruzzo è in ritardo, l'ufficio sisma al Parco della Scienza non è stato ancora aperto, se il problema è la mobilia o i computer le nostre imprese sono disposte a fornirli purchè si metta in moto seriamente il processo di ricostruzione». E così molte imprese sono ferme, stanno ricorrendo, chi può, alla cassa integrazione, le altre stanno licenziando. Altre vanno a lavorare al Nord.
Da qui la richiesta di mettere il direttore D’Alberto in condizione di lavorare speditamente. «I lavori sulle case con danni B e C sono interventi rapidi, consentirebbero ai cittadini di rientrare a casa, di aiutare l'economia locale e di risparmiare denaro pubblico. Ma le imprese non sono nelle condizioni di anticipare i soldi, non possono più permettersi di fungere da bancomat per lo Stato. BIsogna fare in modo allora che i fondi vengano liquidati in breve tempo. Le imprese ma soprattutto cittadini, che vivono il vero disagio, hanno bisogno di certezze, noi chiediamo al presidente D'Alfonso di darcele», conclude Polisini.
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