Ricostruzione lumaca nei centri storici
Erogati solo 25 milioni (7,5 spesi) sui 200 previsti. Bloccati i soldi per i comuni fuori cratere: l’ufficio non ha personale
TERAMO. A dieci anni dal terremoto dell’Aquila del 2009 la ricostruzione nel Teramano procede a rilento perché partita in ritardo rispetto ai comuni dell’Aquilano e complicata e rallentata dagli eventi calamitosi 2016-2017. Nei comuni del cratere – Arsita, Castelli, Colledara, Fano Adriano, Montorio al Vomano, Penna Sant’Andrea, Pietracamela e Tossicia – è a buon punto, se non addirittura terminata la ricostruzione delle aree al di fuori dei centri storici per una spesa complessiva di circa 100 milioni di euro, ma è ancora all’inizio quella dei centri storici, dove maggiormente si sono verificati i danni.
«Per procedere è stata necessaria l’approvazione dei Piani di ricostruzione che nei comuni cratere teramani è avvenuta nel 2015-2016», spiega Manuele Tiberii, sindaco di Colledara e coordinatore Utr Montorio Area omogenea 3, «proprio alla vigilia dei successivi eventi calamitosi che hanno ritardato il tutto. Per questo la ricostruzione è partita nel 2018». E infatti, secondo i dati dell’Utr di Montorio, dall’anno scorso sono stati concessi contributi per quasi 25 milioni di euro per le prime pratiche presentate, liquidati 7,5 milioni di lavori e autorizzati 104 cantieri. Ancora un numero esiguo rispetto ai 200 milioni e più di spesa prevista. «Le difficoltà sono tante, per la maggior parte degli sfollati che hanno le abitazioni nei centri storici e subiscono ogni giorno queste lentezze», prosegue Tiberii, «i soldi ci sono, ma lo Stato dovrebbe aiutarci di più soprattutto per il personale perché è inammissibile in un paese civile che l’Ufficio speciale di Fossa, il punto di riferimento per le sedi territoriali come il nostro, sia stato senza direttore da maggio a dicembre scorso (quando Raffaello Fico è subentrato al dimissionario Roberto Esposito)».
E la mancanza di personale ha creato rallentamenti nell’ufficio di Montorio per le pratiche dei comuni fuori cratere. Su una richiesta di somme di 42 milioni di euro a fine 2018 ne sono stati erogati solo 10, con più di 30 bloccati proprio per problemi di organico. «Dal 1° gennaio di quest’anno nell’Utr di Montorio siamo senza personale per le pratiche fuori cratere, che vengono istruite a Fossa con lungaggini inaccettabili», lamenta il coordinatore, «abbiamo chiesto al Governo un milione di euro in due anni per gli uffici di Montorio e Cugnoli, ma non sono mai arrivati. E devo ringraziare il nuovo responsabile Fico per averci messo a disposizione suo personale e risorse per pagare le imprese per gli stati di avanzamento dei lavori».
Le difficoltà, infine, si sono aggiunte per le pratiche degli edifici che si sono aggravati con gli ultimi eventi sismici. «Il doppio cratere ha peggiorato il tutto e ad oggi non siamo riusciti a creare un impianto normativo che ci faccia superare questa empasse», aggiunge Tiberii, speranzoso, però, che qualcosa si sta muovendo. «Confido nel biennio 2019-2021 perché la presenza del nuovo direttore Fico è una garanzia e siamo riusciti a trovare un assetto efficiente nella squadra dell’Utr di Montorio. Come ufficio», conclude, «ci metteremo il massimo impegno, ma lo chiediamo parimenti ai tecnici e ai presidenti di consorzio».
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