Ricostruzione privata più veloce Castelli: «Ma resta tanto da fare»

23 Agosto 2023

A luglio versata alle imprese la somma record di 131 milioni, +22% di erogazioni dall’inizio dell’anno Restano però fuori dalle case 14mila famiglie e mancano 20mila domande rispetto a quelle attese

TERAMO. Domani sarà il settimo anniversario del terremoto che il 24 agosto del 2016 devastò Amatrice, Accumoli e Arquata e produsse in una vasta area del Centro Italia, compresi il Teramano e l’Alto Aterno, danni consistenti poi aggravati dalle successive scosse di fine ottobre e metà gennaio 2017. Il commissario governativo al post-sisma Guido Castelli nell’occasione ha diffuso un report sulla ricostruzione che, per quanto riguarda quella privata, contiene numeri molto positivi: a luglio c’è stato un record di erogazioni alle imprese con 131 milioni, «di gran lunga il valore più elevato dall’avvio dell’operatività del sistema», e cioè dall’agosto 2017; e nei primi sei mesi del 2023 sono state firmate erogazioni per 611 milioni (+22% sullo stesso periodo del 2022). Altri numeri, però, danno impietosamente l’idea di come la strada sia ancora lunga: le richieste di contributo presentate fino al luglio scorso sono 28.855 su circa 50mila attese, e ancora fuori da casa ci sono 14.211 nuclei familiari, dislocati in 394 comuni delle quattro regioni colpite. Si tratta complessivamente di oltre 30mila cittadini. 10.287 di questi nuclei familiari beneficiano del contributo di autonoma sistemazione, 3.408 di soluzioni abitative d’emergenza e 516 di altre forme di assistenza. I numeri abruzzesi, peraltro (vedi infografico), denotano un evidente divario tra le richieste di contributo presentate e quelle concesse, così come tra l’importo richiesto dai privati e quello erogato.
Nelle dichiarazioni che accompagnano il report Castelli non nasconde le ombre di una situazione che resta complessa. «A poche ore da questa data indelebile per la storia non solo dell’Italia Centrale, ma di tutto il Paese», dice Castelli, «il primo pensiero va alle 299 vittime della tragedia. A loro e ai loro cari dobbiamo, oltre al doveroso e commosso omaggio, la preservazione del ricordo e della memoria, la ricostruzione di questi luoghi e la creazione delle condizioni che consentano all’Appennino centrale non solo di tornare alla normalità, ma di poter crescere attraverso un modello di sviluppo trainato dai principi di sicurezza e sostenibilità. È il compito che ci siamo posti attraverso la riparazione economico-sociale, l’altro pilastro che deve accompagnare la ricostruzione. Si tratta di una missione», continua Castelli, «nella quale siamo impegnati quotidianamente, consapevoli del fatto che a sette anni dal sisma del Centro Italia molto è stato fatto e si sta facendo, come dimostrano anche alcuni dati presenti nell’aggiornamento odierno, ma sappiamo che non basta. Moltissimo resta ancora da fare rispetto a un evento che non ha precedenti nella storia repubblicana, dal momento che gli sfollati furono 41mila, il territorio coinvolto è popolato da 600mila abitanti, l’area del cratere è di 8mila chilometri quadrati e il danno complessivo stimato è di 28 miliardi di euro. In questi anni abbiamo registrato troppe false partenze e alcune gravi criticità esterne che hanno ritardato la ricostruzione: la pandemia, l’inflazione con la conseguente esplosione dei costi delle materie prime e, non ultima, la scelta di molte imprese di abbandonare l’area del sisma per occuparsi altrove del 110%. Tutto ciò non può costituire una giustificazione rispetto ai pesanti ritardi accumulati ma deve, semmai, essere un elemento di consapevolezza e di sprone nel cimentarci in una opera di tali dimensioni. Sta a noi realizzarla», conclude il commissario, «per chi c’era, per chi è rimasto e per chi tornerà».
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