Rifiuti, corsa per creare la super società

La Mote deve riequilibrare i conti per la fusione con la Team, vanno aggiornate le quote versate dai 12 Comuni per i servizi
TERAMO . Restano pochi giorni e servono soldi, o almeno impegni di pagamento, per salvare la Mote e dare il via libera definitivo alla super società dei rifiuti teramana. Quella che si apre oggi sarà una settimana decisiva per le sorti della società pubblica erede del Corsu, il consorzio per raccolta e smaltimento del pattume che raggruppava i centri dell’entroterra provinciale. L’amministratore unico Ivan Di Cesare ha in agenda incontri con i sindaci dei 21 Comuni soci per definire accordi destinati a rimpinguare le casse e rilanciare la compagine societaria in vista della fusione con la Team, la spa comunale che gestisce l’igiene urbana a Teramo. I colloqui faranno seguito all’assemblea di giovedì scorso nella quale sono state esaminate le condizioni di salvataggio della Mote. Il passaggio chiave, anche per l’incorporazione che aprirebbe prospettive di ampliamento dell’attività sul territorio teramano in applicazione del nuovo assetto dei servizi definito con l’entrata in funzione dell’Agir, l’agenzia regionale per i rifiuti, sta nella revisione dei contratti.
Il patto sulle quote
Da aggiornare sono, in particolare, gli importi versati dai 12 Comuni che attualmente si avvalgono delle prestazioni della società. «Non si tratta di aumentarli», precisa Di Cesare, «ma di adeguarli al costo effettivo dei servizi». Gli enti in sostanza finora hanno versato quote che non coprono i costi aziendali, contribuendo così alla crisi economica della Mote. In alcuni casi si tratta di squilibri che oscillano tra il quattro e il cinque per cento, con picchi che però toccano il 20 e in un caso il 50 per cento. Per la maggior parte dei Comuni, dunque, non sono richiesti adeguamenti esorbitanti, ma in assemblea alcuni sindaci hanno storto il naso sull’ipotesi di dover affrontare maggiori esborsi. «L’alternativa è uscire dalla società e indire gare autonome per la gestione del servizio come già fatto da Cortino», evidenzia Di Cesare, «ma alla fine i costi per le amministrazioni si rivelerebbero comunque più alti degli adeguamenti concordati con noi». Di sicuro la società, al momento sottoposta alla procedura di composizione negoziata della crisi disposta dalla Camera di commercio e supervisionata dal tribunale fallimentare, deve recuperare almeno 260mila euro. A tanto ammonta il disavanzo stimato per fine anno e anche se tutti i Comuni non dovessero aderire alla proposta di revisione contrattuale l’operazione potrebbe andare lo stesso in porto. Rimessi in equilibrio i conti si potrebbe procedere alla fusione con la Team che sancirebbe la salvezza definitiva con la possibilità di riattivare investimenti.
Il progetto da rilanciare
Primo fra tutti quello per la nuova piattaforma di trattamento dei rifiuti indifferenziati portato avanti dall’ex amministratore Nicola Salini. Per quest’intervento la Mote è stata ammessa a un finanziamento statale di 1,7 milioni finito al centro di un’inchiesta giudiziaria che coinvolge la società ed Ermanno Ruscitti che ha guidato per un lungo periodo la società. Una parte del contributo, circa 700mila euro, secondo l’accusa è stata utilizzata per coprire debiti e pagare stipendi, distraendola di fatto dalla destinazione per cui era stata erogata. La fusione ridarà ossigeno alla Mote che altrimenti andrà verso la liquidazione o il concordato. I tempi sono stretti: entro il 10 luglio servono almeno atti di indirizzo da parte dei Comuni sull’aggiornamento degli importi.
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