«Rilanciamo il piano d’area del Tordino»

Il presidente della Provincia Di Sabatino: va creata una città lineare di oltre 100mila abitanti fino a Giulianova e Roseto
TERAMO. Il forum del Centro “Teramo futura” entra nel vivo. L’iniziativa lanciata dal nostro giornale per far venire fuori idee che ridisegnino la vocazione della città, ne arrestino il declino e la qualifichino, registra ogni giorno nuovi interventi. E non solo sull’idea, da noi proposta per aprire il dibattito, di un super parco fluviale gestito dalla collettività che, riqualificato e migliorato, diventi sede di eventi diffusi e di progetti ambientali innovativi.
Il presidente della Provincia Renzo Di Sabatino guarda oltre i confini del capoluogo e rilancia un progetto strategico portato avanti da un suo predecessore, il compianto Ernino D’Agostino. Si tratta del piano d’area della media e bassa vallata del Tordino, che venne adottato nel 2008 dall’amministrazione D’Agostino e approvato poi da quella del suo successore di centrodestra Valter Catarra, ma che di fatto è rimasto inattuato. Di Sabatino parte da un ricordo personale: «Quando Gianni Chiodi come sindaco di Teramo fece il piano strategico gli dissi, da sindaco di Bellante: va bene, ma come puoi pensare di farlo per una città così piccola senza coinvolgere il resto del territorio? Il piano strategico ha senso, ma non chiuso nel perimetro comunale. Teramo è un capoluogo poco percepito come tale, che avrebbe dovuto in passato interagire di più con le vallate vicine. Viceversa, se ci sono da fare delle scelte sulla viabilità provinciale vanno privilegiate le direttrici che portano al capoluogo. Insomma, abbiamo avuto delle pianificazioni rimaste non attuate. Una che secondo me aveva senso, portata avanti dalla Provincia con vari Comuni, è il piano di vallata del Tordino. Prevede una sorta di città lineare da Teramo a Giulianova-Roseto che ha un duplice scopo: creare un'area urbana che supera i 100mila abitanti e mettere a sistema una serie di potenzialità che aumentano l’importanza e la capacità di crescita dell’area».
La questione cruciale che il piano dovrebbe affrontare, secondo Di Sabatino, è «come riportare e far arrivare persone e interessi nel capoluogo. Un tempo», continua il presidente, «Teramo era città di uffici, ora il suo ruolo si deve ripensare e si può ripensare con la cultura e le arti. Il recupero dell’ex manicomio e la sua destinazione ai corsi d’arte dell’università è una grossa possibilità. Andando verso il mare, a Piano d'Accio hai il polo bio-agro-veterinario e un’importante zona commerciale, a seguire ci sono diverse aree industriali-artigianali e si arriva alla costa. Il piano di vallata prevedeva la messa a sistema di tutte queste potenzialità per farne un corpo unico».
Sì, ma come? Di Sabatino spiega: «Nel piano è importantissimo il sistema della mobilità. Sono previsti il potenziamento e adeguamento della rete ferroviaria, una pista ciclopedonale sul Tordino da Teramo al mare e naturalmente l’adeguamento del trasporto su gomma. Prendo atto che la Regione nel Masterplan ha messo tra le priorità il quarto lotto della Teramo-mare, va bene ma penso che quegli 84 milioni di euro potevano essere utilizzati in parte per sistemare la statale 80, fare la pista ciclopedonale e ammodernare la tratta ferroviaria. Naturalmente in questo ragionamento vedo Teramo città della cultura e delle arti, una città che sia attrattiva soprattutto nel fine settimana con eventi di diverso genere. La città di Teramo e la sua provincia sono state sempre entità non omogenee, possiamo superare questo problema».
Sì, ma come riprendere e rilanciare la programmazione inattuata di dieci anni fa? «Ora», taglia corto Di Sabatino, «dobbiamo fare un ragionamento sui fondi disponibili, in particolare quelli del Masterplan». Come dire: i soldi ci sono, cerchiamo di spenderli bene.
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