Rinasce l’azienda distrutta dalla frana

10 Dicembre 2018

Stalla e terreni inagibili a Ponzano, l’allevamento riapre a Tortoreto con le strutture mobili fornite dalla Regione

TORTORETO. E’ una storia che ben si addice al clina natalizio. E’ una storia iniziata con un dramma, con un intero paese distrutto a causa di una enorme frana, Ponzano. E proseguita peggio, perchè la sorte sembrava accanirsi proprio contro la piccola impresa agricola “Il gocio” che a causa della burocrazia sembrava destinata a scomparire. Ma è finita bene: in questi giorni “Il gocio” è rinato, e una volta tanto la burocrazia da mostro si è tramutata in mano benefica.
Era febbraio 2017 quando l’azienda agricola di Salvatore Pragliola, che in quel periodo muoveva i primi passi, con le sue 20 capre e 60 pecore, è stata praticamente spazzata via dalla frana a Ponzano. Casa, stalla e terreni sono stati dichiarati inagibili.
Pragliola grazie alla solidarietà di un’ex allevatrice ha potuto usufruire gratis di una stalla, a Floriano «ma con enormi difficoltà logistiche: bisognava attraversare un torrente e quando pioveva tanto era impossibile raggiungere gli animali». Nel frattempo l’allevatore ha chiesto di usufruire delle agevolazioni previste dal decreto sisma. Ma il suo caso era troppo particolare, la norma non prevede l’acquisto di un terreno alternativo a quello inagibile. «Ho tirato avanti finora. La stalla a Floriano serviva solo per far sopravvivere il bestiame, era impossibile fare azienda, non c'era luce, acqua, nè le condizioni igieniche. L’assessore regionale all’agricoltura Dino Pepe venne subito a fare un sopralluogo nella vecchia azienda. La Regione era disponibile a fornirci tutto: casa, stalla e fienile mobile. In più dalla Caritas e dalla Francia avevo ricevuto delle agnelle, alla Cia, dall’Amu onlus e da tanti altri privati un caseificio mobile. Ma era tutto congelato, senza terreni».
Alla fine sono arrivati in soccorso, di nuovo, benefattori francesi: Alessandro Sartorelli ha avvitato una raccolta fondi e Pragliola ha avuto la caparra per acquistare un altro terreno, a Tortoreto. «A questo punto la Regione ha dato via alla fornitura di strutture mobili, che ormai sono tutte arrivate e montate. E appeno avrò l’autorizzazione di Asl e Comune, conto a stretto giro, prima di Natale, la mia azienda rinascerà. Probabilmente inizierò a produrre a gennaio i formaggi, per entrare a regime in primavera. Sono stati due anni durissimi. Molti mi hanno aiutato, non solo dal punto di vista economico, ma morale, come Maria Josè della fattoria Gioia di Valviano o Haste della Fattoria Mafalda di Orvieto o gli amici di Amu. Ho avuto tanti momenti di scoraggiamento, ma loro mi hanno incitato a tenere duro. L’assessore Pepe mi è stato molto vicino per risolvere i problemi burocratici, non mi ha mollato mai», racconta Pragliola. L’allevatore lavora in fabbrica – «è l’unico modo per mantenere le bestie» – e nei momenti più bui ha persino trovato la forza di fare dei corsi per imparare a fare il formaggio.
Pragliola ha vinto la sua battaglia e ora vuole aiutare qualcun altro a vincerne un’altra. «Con la onlus Amu ho aderito al progetto “Fare sistema oltre l'accoglienza”. L’associazione mi sosterrà nel pagamento di un rifugiato a cui, da gennaio, darò lavoro con un contratto di tirocinio per un anno. Il ragazzo vivrà con me. Io ho ricevuto del bene e ora si inizia a ricambiare».
Pragliola ha avuto, nelle istituzioni, due alleati. Oltre a Pepe, Bernardo Serra, dirigente del servizio territoriale agricoltura, Abruzzo est Teramo, cioè l’ex ispettorato agrario: «Lo scoglio principale è stato il fatto che bisognava delocalizzare», racconta Serra, «in quanto non ha trovato un altro terreno a Ponzano. Ma una volta risolto quel problema ci siamo messi di impegno. Per fortuna questi interventi emergenziali sono gestiti dalla Protezione civile che ha delegato l'ex ispettorato agrario in collaborazione con il genio civile: la collaborazione a tre ha funzionato, ci siamo coordinati, abbiamo lavorato in armonia e questo ha consentito di trovare soluzioni insieme. È un caso emblematico di come, quando gli enti locali hanno un minimo di autonomia decisionale e si coordinano, si possa lavorare bene».
«E’ il caso più difficile che abbiamo affrontato. Sull’azienda di Salvatore», conclude Pepe, «si sono concentrate tutte le maledizioni: neve, terremoto, mancanza di energia e poi la frana. La sua storia è il simbolo della tragedia accaduta nel 2017 ma anche della capacità di superare i traumi di noi abruzzesi. Attraverso le strutture mobili che abbiamo installato ora può riprendere la propria attività, con sistemi e attrezzature innovative rispetto a quelle precedenti. Abbiamo sostenuto gli allevatori con contributi immediati: oltre 6 milioni a mille allevatori della montagna teramana, sulla base del numero di capi posseduti prima del terremoto. Il settore agricoltura è stato salvaguardato con contributi e strutture straordinarie perchè dove c'è un'impresa c'è un presidio del territorio che evita, fra l’altro, spopolamento e dissesto idrogeologico». A parte i bandi per assegnare i 46 milioni destinati alle regioni terremotate provenienti dalla solidarietà di altre regioni, l’ulteriore buona notizia è che ora Pragliola – come tutti gli altri imprenditori agricoli – può rinforzare le strutture mobili facendole diventare definitive con i fondi di un’ordinanza del commissario straordinario.
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