Ripartiamo dal verde: il lavoro per sperare

16 Novembre 2014

L’educatrice: «Fondamentale per promuovere riabilitazione e reintegrazione dell’individuo»

TERAMO. Ricominciamo dal verde: è il titolo scelto per il progetto curato dal pastore evangelico Angelo Bleve, reso attuabile grazie alla disponibilità della direzione dell'istituto penitenziario teramano e ad una convenzione stipulata dall'associazione “Il Germoglio” della chiesa evangelica con il Comune di Martinsicuro. La ferma tenacia del pastore evangelico, che da mesi rincorre questo obiettivo, resa fertile dalla disponibilità degli interlocutori citati, è stata alla fine premiata dalla concretizzazione di un'iniziativa rivelatasi tanto sorprendente e produttiva da indurre il Comune interessato a chiederne una proroga.

Il progetto si prefigge di ripristinare e rendere fruibili alcune aree verdi del Comune di Martinsicuro, tra le quali una pineta adiacente alla spiaggia. La direzione ha destinato all'iniziativa, come da convenzione, 5 detenuti, scelti tra coloro che, oltre ad avanzare richiesta di adesione spontanea, fossero in possesso dei requisiti oggettivi e soggettivi per fruire del beneficio del lavoro all'esterno previsto della legge penitenziaria. Grazie dunque all'operosità del gruppo di detenuti, impegnati per 8 giornate lavorative, i siti indicati dal Comune sono stati restituiti, nella loro bellezza e funzionalità, alla cittadinanza locale. Tanto rimane ancora da fare per informare il sistema penitenziario al dettame normativo che considera il lavoro quale strumento fondamentale e indiscusso per promuovere la riabilitazione dell'individuo privato della libertà e la sua reintegrazione nel consorzio civile.

Ma prima di tutto occorre comprendere che lavorare è di vitale importanza per l'individuo, esso attiene al suo bisogno di esprimersi, di sperimentare abilità, attraverso processi che il più delle volte, nel caso delle persone ristrette, sono stati ostacolati o negati dagli eventi della propria vita. E, a riprova che tali considerazioni non scaturiscono da un idealistico ottimismo, basti ricordare che più della metà della popolazione detenuta, dato ricavabile dalle statistiche ministeriali, risulta composta da tossicodipendenti, stranieri, la maggior parte dei quali provenienti da un difficile percorso di integrazione, privi di reddito, e per i quali il lavoro rappresenta l'unico e imprescindibile strumento per tentare di tornare a vivere degnamente in libertà. Ed è superfluo aggiungere che, anche per i detenuti più pericolosi, il lavoro può divenire un mezzo per gestire e rendere più produttivo il tempo detentivo. Per tornare infine al nostro progetto, esso risponde con molta semplicità, non solo al bisogno del detenuto di investire proficuamente il tempo detentivo, ma anche di riparare concretamente l'errore commesso prestando la propria opera volontaria e gratuita, compiendo così, nei confronti della collettività, un degno atto di restituzione.

Mariella Traficante

(educatrice Castrogno)

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