«Ripensiamo l’assetto della Asl»

12 Marzo 2015

Mariani vuole un tavolo. Monticelli attacca chi ha detto l’ultimo no

TERAMO. Risoluzione sulla chiusura dei punti nascita, due visioni diametralmente opposte quelle del capogruppo del Pd in consiglio regionale Sandro Mariani e del consigliere regionale Pd Luciano Monticelli.

«Le disposizioni ministeriali si abbattono come una scure sul territorio e rendono vana una battaglia, che nei principi ho sempre ritenuto sacrosanta», commenta Mariani che vede il rischio in futuro di ulteriori tagli per la sanità. «Solo chi non vuole guardare in faccia la realtà, può accusare di incoerenza, nascondendosi dietro l'ombra dei campanili. Occorre dunque, rilanciare, ripensando tutto il sistema assistenziale sanitario della provincia di Teramo e più in generale, di dell'Abruzzo. Non possiamo più permetterci una mini ospedalizzazione diffusa, che peraltro si è dimostrata fallimentare a fronte della scarsità di servizi erogati e delle ingenti somme di mobilità passiva», sostiene il capogruppo. E dunque un tavolo dovrebbe elaborare «un destino diverso, dal baratro in cui sta lentamente sprofondando, per la sanità teramana». «Siamo in grado di pensare a un nuovo ospedale centrale dove ubicare le eccellenze di secondo livello e ridisegnare nei presidi periferici un nuovo destino necessario e complementare?», chiede Mariani anche all’opposizione. «Il San Liberatore, come Sant'Omero e Giulianova devono essere salvati, ma la loro salvezza non passa dal mantenimento ostinato di singoli reparti, quanto piuttosto dalla specializzazione funzionale», conclude.

Monticelli invece ha votato a favore della risoluzione e critica chi non c’era o ha votato contro. «La politica si fa anche prendendo posizioni scomode e andando, perché no, contro la propria maggioranza. Peccato che questo sia visibilmente un atteggiamento di pochi: per ciò che mi riguarda, ne vado fiero», esordisce.

Critica, ad esempio il grillino «Leonardo Bracco che, in nome di una delega, ha ben pensato di non essere presente in aula e di non esporsi in merito». E osserva che «tutti dicono che dobbiamo muoverci, tutti polemizzano contro la chiusura del punto nascita di Atri, ma poi di fronte al fatto compiuto non si interessano realmente su questioni sentite dalla comunità che dovrebbero rappresentare». Monticelli annuncia che non mollerà perchè ritiene sacrosanta la battaglia per salvare l’ostetricia di Atri (e quella di Sulmona). «Non ci vedo chiaro e andrò avanti, anche come ricorrente ad adiuvandum al Tar».

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