«Rischi di contagio? Solo dopo 120 ore di contatto stretto»

1 Luglio 2016

TERAMO. I rischi di contagio per la popolazione sono vicini allo zero. Lo spiega il primario del reparto di malattie infettive dell’ospedale di Teramo Dante Di Giammartino, che si è occupato anche...

TERAMO. I rischi di contagio per la popolazione sono vicini allo zero. Lo spiega il primario del reparto di malattie infettive dell’ospedale di Teramo Dante Di Giammartino, che si è occupato anche se indirettamente del caso del migrante al quale è stata diagnosticata la Tbc. «Mi hanno mandato a valutazione i ragazzi che stavano con lui in camera», dice il primario, «e sono loro quelli maggiormente esposti. Tutti e tre avevano fatto la radiografia ed erano risultati negativi. Questi ragazzi verranno monitorati, faranno altre radiografie». Secondo Di Giammartino neanche gli altri ospiti i del residence dove sono alloggiati gli immigrati corrono rischi particolari: «Per la popolazione in generale si può dire che il rischio di contagio è zero. Affinché ci sia la trasmissione della malattia occorrono almeno 120 ore di esposizione. In questo momento se uno dovesse fare un controllo le figure privilegiate sono questi ragazzi che vivevano con lui, che dormendo nella stessa stanza si sono esposti. Gli altri ospiti del residence hanno un rischio decisamente inferiore». Dunque per i rosetani non ci sono pericoli, nemmeno se avessero incontrato per strada il ragazzo ammalato? «Il discorso delle 120 ore, comunque di una lunga esposizione, è stato ampiamente affermato, è un dato scientifico assodato. Un contatto occasionale non è in grado di trasmettere la malattia, il rischio di contagio riguarda i conviventi». La Tbc sembrava ormai debellata, ma da qualche tempo è tornata a farsi sentire, come conferma lo stesso Di Giammartino: «Nel nostro reparto da anni teniamo mediamente un caso di Tbc in isolamento e non sono tutti stranieri, il 50% sono italiani: la Tbc non è piùuna malattia eccezionale». E la vaccinazione? «La vaccinazione è nata in Francia e i francesi ci credono molto», spiega il primario, «ma l’Oms ne ha sconfessato l’utilità e quindi non viene più attuata nella popolazione in generale, ma solo in casi specifici». (e.a.)

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