Ristoranti, coro di no al Green pass «Scelta errata, non siamo sceriffi»

18 Luglio 2021

Tutti contrari all’ipotesi del controllo nei locali. Aumenta la rabbia degli operatori teramani  «Noi abbiamo pagato il prezzo più alto di questa pandemia, ma la movida non è colpa nostra» 

TERAMO. La risalita dei contagi, alimentata dal diffondersi della variante Delta e dall'aumento della mobilità, spaventa tutta Europa. E così anche in Italia, in questi giorni, il Governo sta valutando un uso estensivo del Green pass per cercare di incentivare la vaccinazione e frenare la curva dei contagi. Tra le ipotesi in campo c'è quella di renderlo obbligatorio anche per accedere a bar e ristoranti. Un'ipotesi che oltre a dividere la politica non piace a buona parte degli operatori del settore. «Per l'ennesima volta si va a penalizzare un settore che è quello che ha risentito maggiormente dei provvedimenti adottati fino a oggi», commenta Marcello Schillaci, titolare della Cantina di Porta Romana a Teramo, « noi abbiamo già delle linee guida da seguire, degli obblighi da rispettare a partire dalla distanza tra i tavoli, l'igienizzazione delle mani, il numero massimo di persone da poter ospitare. E lavorando all'interno delle attività siamo i primi a volere il rispetto delle misure di sicurezza. Ma credo che in questo momento, con gli ospedali che si stanno svuotando, rendere obbligatorio il green pass per i ristoranti rappresenterebbe solo un ulteriore penalizzazione».
Per Schillaci il problema non sarebbe infatti rappresentato dalle attività di ristorazione, dove le regole, insiste, vengono rispettate sempre, ma la movida incontrollata fuori ai locali e per le strade. «Chi viene al ristorante viene per cenare in tranquillità e sicurezza», continua, «il vero problema è la movida, i giovani assembrati senza mascherine fuori alle birrerie». I ristoratori teramani sottolineano poi anche i problemi legati alla privacy e ai controlli rispetto al possesso del Green pass e non vogliono trasformarsi "in sceriffi", come evidenzia Daniele Zunica, titolare del ristorante Zunica a Civitella del Tronto. «Attualmente la situazione della ristorazione, soprattutto nelle aree interne, non è delle migliori», sottolinea, «molti, rispetto al 2020, lavoreranno di fatto solo luglio e agosto e luglio è partito male, senza identità e con poca gente. Questo fatto del Green pass è allucinante. Bisogna fare appelli seri alla vaccinazione ma noi ristoratori non possiamo fare gli sceriffi. Cosa facciamo, ci mettiamo sulla porta a chiedere ai clienti se si sono vaccinati o hanno fatto il tampone? Per inciso la crisi del Covid è stata pagata totalmente da operatori turistici e ristoratori, che pagano per i comportamenti degli altri, della movida incontrollata, degli aperitivi dei bar, per gli assembramenti per gli Europei».
Sulla stessa linea Valerio Di Mattia, titolare del ristorante Il Palmizio di Alba Adriatica e presidente dell'associazione ristoratori Aria. «Innanzitutto penso che questo tipo di informazione di comunicazione, basato sull'incertezza, non faccia bene al comparto, già provato da norme contraddittorie e inique», commenta, «e non è comprensibile perché si parli di Green pass per la ristorazione e non ci si concentri su altre attività che hanno prodotto una diffusione del contagio rilevante. Se utile, al di là del fatto che deve esserne valutata l'aderenza ai principi costituzionali, dovrebbe essere applicato a tutte le attività economiche al chiuso dove c'è concentrazione di persone».
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