Rivolta contro le misure Covid: parte il processo a otto detenuti

Sono accusati di aver danneggiato le telecamere e di aver allagato le celle con acqua e sapone Tra i reati contestati anche le minacce agli agenti e il blocco del cancello tra una sezione e l’altra
TERAMO. I reati contestati vanno dal danneggiamento alla violenza e minaccia a pubblico ufficiale; dal deturpamento e imbrattamento di cose altrui alla resistenza a pubblico ufficiale.
C’è di tutto nelle accuse che la Procura mette in capo a 8 detenuti del carcere teramano di Castrogno per cui ieri è iniziato il processo davanti al giudice onorario di tribunale Carla Fazzini.
Secondo il pm Davide Rosati, titolare del fascicolo, nel gennaio del 2022, e quindi in un periodo in cui l’emergenza non era ancora finita, avrebbero messo in piedi una vera e propria rivolta nelle celle della quarta sezione contro l’applicazione delle nuove disposizioni anti Covid.
«In concorso tra di loro», si legge in un passaggio della citazione diretta a giudizio, « attraverso l’utilizzo di manici di scopa e piedi di tavolo in legno, al fine di rendere meno agevole l’attività di controllo da parte degli agenti preposti essendo in atto una forma di protesta contro le annunciate limitazioni ai colloqui visivi e alle traduzioni in conseguenza della pandemia, distruggevano due telecamere di sorveglianza in stallate all’interno della casa circondariale di Teramo». Agli otto viene contestato anche il deturpamento di cose altrui «perchè», si legge sempre nella citazione, «allagavano il corridoio della IV sezione rovesciando volontariamente grandi quantità di acqua e sapone». Sempre secondo l’accusa i reclusi avrebbero anche danneggiato sei plafoniere installate nella sezione e una decina di spie luminose per le chiamate di emergenza poste in corrispondenza delle celle. Per quanto riguarda il reato di resistenza, nel particolare, per la Procura avrebbero «impedito l’accesso agli agenti di polizia penitenziaria bloccando il cancello di ingresso alla sezione ponendovi un tavolo».
In merito al reato di violenza e minaccia a pubblico ufficiale, ovvero a un agente di polizia, così circostanzia il pm nella citazione: « Alfine di fargli omettere un atto del proprio ufficio o servizio, minacciavano di un male ingiusto con frasi del seguente tenore “Veni dentro che ti spacco tutto”, il sostituto commissario della polizia penitenziaria che stava comunicando loro le nuove disposizioni previste per il contenimento della pandemia». Il processo, dopo l’udienza di ieri, è stato aggiornato per l’audizione dei primi testi della Pubblica accusa.
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