Roghi, territorio ferito: distrutti oltre 300 ettari

18 Agosto 2021

Il comandante dei pompieri: «Condizioni mutate, serve più attenzione» Appello ai cittadini: «Evitate sempre di accendere fuochi se non è necessario»

TERAMO. «Le cause le accerteranno gli organi inquirenti, le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti e consegnano ancora una volta un territorio ferito».
Il comandante provinciale dei vigili del fuoco Massimo Barboni parla con la consapevolezza di chi da più di trent’anni passa la vita a gestire le emergenze in prima linea: dal sisma di San Giuliano Di Puglia a quello dell’Aquila, da Amatrice a Modena. Dopo due giorni di roghi e paura nel capoluogo, con case sgomberate e strade chiuse, le fiamme concedono una tregua anche se decine di pompieri restano a presidiare quel che resta dei focolai che, complici le alte temperature e il vento, potrebbero tornare a minacciare. A Miano, così come Torricella, Campli, Canzano, Mosciano. In due giorni un'area di oltre 300 ettari è stata percorsa dalle fiamme tra il 15 e il 16 agosto facendo temere il peggio soprattutto a Miano, la popolosa frazione teramana dove fiamme e paura hanno riversato i residenti in strada. Facendo toccare con mano a tutti quella che è la certezza dei numeri: ovvero una casistica sicuramente aumentata rispetto agli anni scorsi anche in considerazione delle mutate condizioni climatiche. «Siccità e vento possono essere devastanti», dice Barboni che lunedì è stato a Miano insieme al direttore dell’agenzia della protezione civile Mauro Casinghini, «il mio appello a tutti è quello di evitare di accendere fuochi se non strettamente necessario e di evitare il più possibile fiamme libere in contesti che possono diventare a rischio soprattutto con certe condizioni climatiche».
E Barboni allarga lo sguardo su una situazione complessiva che oggi vede condizioni generali cambiate rispetto agli anni scorsi a cominciare dal fenomeno dello spopolamento che ha portato a una minore manutenzione delle aree interne con una sempre più scarsa coltivazione dei terreni e una diversa gestione del territorio.
«A tutto questo», aggiunge il comandante provinciale dei vigili del fuoco, «va aggiunto l’aumento dei gesti sconsiderati delle persone con un risultato finale che è sotto gli occhi di tutti».
Tra domenica e lunedì, sul territorio teramano sono stati impegnati sessanta vigili con venti mezzi in azione a terra. Nelle operazioni di spegnimento sono stati impegnati anche elicotteri e Canadair che hanno fatto decine di lanci per domare le fiamme soprattutto nelle zone più impervie e quindi difficilmente raggiungibili dalle squadre di terra. E ora saranno le indagini, portate avanti dai carabinieri forestali e dalla polizia, a stabilire se dietro i roghi di Carapollo e Miano ci sia la mano di qualcuno. Per ora non sono stati trovati inneschi, ma è evidente che gli accertamenti sono in corso e soprattutto per Carapollo l’ombra del piromane si allunga nei primi rapporti destinati a finire in Procura.
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