Rosa (ex Martinsicuro e Sant) si azzuffa con l’ex giuliese Sosi

MARTINSICURO. Molto probabilmente finirà nelle aule del tribunale il litigio avvenuto ad Ascoli Piceno tra due calciatori molto conosciuti nel Teramano. Si tratta di Alessio Rosa, attaccante che ha...
MARTINSICURO. Molto probabilmente finirà nelle aule del tribunale il litigio avvenuto ad Ascoli Piceno tra due calciatori molto conosciuti nel Teramano. Si tratta di Alessio Rosa, attaccante che ha vestito le maglie di Chieti, Martinsicuro e Santegidiese (con la quale lo scorso campionato ha messo a segno 18 reti), e del difensore Mauro Sosi, ex Giulianova, San Nicolò e Santegidiese. Tutto è successo sabato scorso quando i due, tra cui ci sarebbero vecchi rancori, si sono incontrati in un bar di Venarotta. Ci sono stati spintoni e parole pesanti ma tutto sembrava terminato visto che nel locale vi erano compagni di squadra e amici dei due. La stessa sera c’è stato un nuovo incontro dei due in un locale al centro di Ascoli e si è riacceso il battibecco, con spintoni e un bicchiere volato in aria. Dopo lo scontro, in cui è sparito il cellulare di Rosa poi ritrovato, Sosi è finito al pronto soccorso per farsi medicare alcune ferite.
La storia sembra dover proseguire con delle denunce. Intanto ha avuto delle ripercussioni calcistiche in quanto l’Atletico Ascoli, con cui Rosa aveva iniziato la preparazione, ha fatto sapere che non depositerà il contratto firmato dal giocatore in Lega e lo ha quindi reso libero di trovare una nuova squadra. C’è un risvolto anche politico perché Rosa, attualmente consigliere di maggioranza all’Arengo con la lista "Scelta Responsabile" di cui è capogruppo, è stato invitato da alcuni concittadini alle dimissioni. «Scusandomi per quanto avvenuto», fa sapere in una nota Alessio Rosa, «preciso che non sono una persona rissosa in quanto non sono mai stato condannato per episodi di violenza. Ritengo altresì che ogni individuo, quando si sente minacciato, nella fattispecie due volte nella stessa giornata, sia indotto a difendersi legittimamente se teme per la sua incolumità. Per questo non ritengo di dovermi dimettere dal mio incarico politico, non sentendomi colpevole di alcun reato e confidando che la verità sia accertata nelle sedi opportune. Al contrario, intendo proseguire ancora più deciso e determinato la mia azione politica».
Sandro Di Stanislao
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