Roseto, il rischio amianto terrorizza due quartieri

10 Luglio 2014

Le ex fornaci Branella e Diodoro, una volta isolate e ora circondate da palazzi, hanno i tetti fatti di lastre in eternit e non sono mai state bonificate

ROSETO. «Abbiamo paura a vivere circondati da capannoni coperti da enormi quantità di lastre di cemento-amianto». Una richiesta d’aiuto in piena regola giunta dalle centinaia di persone che abitano in nuovi quartieri residenziali sorti a ridosso delle vecchie fornaci dismesse di Roseto. Quando erano attive, molti anni fa, le fornaci si trovavano in zone periferiche della città, che però nel frattempo si è sviluppata crescendo proprio intorno a quelli che ormai sono vecchi ruderi. Una sola di queste, cioè la ex fornace Catarra, è stata bonificata dall’eternit, anche se resta l’immagine squallida e spettrale di capannoni fatiscenti circondati da nuove palazzine. Le altre due vecchie fabbriche di mattoni, cioè le ex fornaci Branella e Diodoro, hanno ancora oggi le coperture in lastre di eternit, la cui inquietante presenza terrorizza i residenti di interi quartieri. «Ho paura per le mie bambine», dice una giovane mamma, il cui appartamento si affaccia proprio sulla ex fornace Branella, «e anche per il figlio che è in arrivo perché non so quanto rischio ci sia ad abitare così vicino a quei vecchi capannoni coperti di amianto».

Bisogna sottolineare che tale materiale non è pericoloso quando è integro, ma lo diventa quando comincia a deteriorarsi, liberando nell’aria minuscole particelle di amianto la cui inalazione porta il cancro ai polmoni. È infatti accertato il rapporto tumore-amianto, tanto che per smantellare strutture realizzate con tale materiale è necessario far intervenire ditte altamente specializzate. Prima di essere rimosse, le lastre di eternit vanno trattate con vernici speciali, poi incapsulate una ad una, quindi rimosse per poi essere smaltite in apposite discariche. Naturalmente tali operazioni hanno dei costi molto elevati, tanto che i proprietari di strutture coperte con eternit ci pensano su due volte prima di smantellarle, soprattutto se nessuno mette loro fretta.

Chi invece deve liberarsi di qualche piccolo sgabuzzino realizzato in eternit, magari pure abusivo, preferisce fare da sé, caricando le lastre su un camioncino per poi disfarsi del materiale, questa volta assai pericoloso perché distrutto, lontano da occhi indiscreti. Non è infatti difficile vedere lastre di eternit ridotte in mucchietti formati da piccoli pezzi abbandonate sul territorio comunale.

Federico Centola

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