Roseto, piovono critiche sulla piazza in costruzione

26 Luglio 2023

Il Conalpa: «Vogliono fare un collegamento che taglierebbe in due la pineta» Ciancaione: «Nel nuovo spazio vanno piantati degli alberi, così è troppo spoglio»

ROSETO. «La realizzazione della piazza davanti alla pineta Celommi non è casuale. È in programma infatti la riqualificazione della stazione ferroviaria e del suo sottopasso, e dovrebbe essere previsto un collegamento tra l'uscita del sottopasso e la nuova piazza che taglierebbe in due la pineta Celommi». A lanciare l’allarme è Gabriella Parisciani, membro del Conalpa, in merito a un’idea che rivoluzionerebbe l'intera zona e la storica pineta. Parisciani inoltre teme per la tenuta degli alberi con la nuova piazza: «Potevano essere fatte altre scelte a mio avviso», dice.
Sulla nuova piazza in viale Roma, con i lavori tuttora in corso in piena estate, interviene anche la consigliera di opposizione e capogruppo dei Liberi Progressisti, Rosaria Ciancaione, proponendo una risoluzione per piantare alberi sulla piazza. «Ricordiamo tutti quando il 5 maggio di quest’anno irruppero le ruspe sulle aiuole all’altezza della pineta Celommi», dice Ciancaione, «e in un solo giorno sradicarono cespugli e rasero al suolo tutta la bella alberatura presente con pini ed eucalipti d’alto fusto. Con la risoluzione vogliamo aprire il dibattito in consiglio al fine di ridare dignità a quel luogo, impegnando l’amministrazione comunale a realizzare una nuova alberatura sia per rendere vivibile la piazza stessa, sia per impedire ai raggi del sole di penetrare nella pineta per diversi metri da est, soprattutto nelle ore mattutine, con il risultato che non è più possibile godersi quel fresco che, per anni, ha permesso a chiunque di trovare un momento di refrigerio alla calura estiva. Per non parlare della salute dei pini, che potrebbe risultare compromessa». Ciancaione, dunque, spera che la piazza non resti così. «Mi rifiuto di pensare che quello spazio aperto davanti alla pineta Celommi», conclude Ciancaione, «possa restare come una sorta di piazza d’armi, non è solo una questione di ritardi nella consegna dei lavori ma anche e soprattutto di scelta progettuale».