Rubano 1.300 giorni di lavoro alla Asl

12 Aprile 2018

Infermiere e tecnico radiologo sono in congedo per assistere padre e nonna, ma la Finanza li scopre in vacanza

TERAMO. È lo specchio dell’Italia dei furbi e delle regole da aggirare sempre e comunque. Che sia con la ormai nota legge 104, con la 151 e con tutti quegli strumenti normativi che consentono di assentarsi dal lavoro per assistere familiari malati o disabili.
Ma la cronaca ormai quotidianamente racconta solo di scandali con permessi usati per fare tutt’altro, persino andare in vacanza. L’ultimo caso è quello di due dipendenti della Asl di Teramo che per 1.337 giorni hanno goduto di permessi retribuiti per assistere famigliari con handicap grave, ma la guardia di finanza ha accertato che facevano ben altro, impegnati in affari personali e perfino in vacanza fuori provincia. Si tratta di un infermiere e un tecnico radiologo che avevano chiesto un periodo di congedo per assistere l’anziano padre e la nonna. La normativa violata non è la conosciutissima 104, ma la legge 151 del 2001 che consente di poter usufruire fino ad un congedo retribuito di due anni per assistere familiari malati.
L’INDAGINE. Per i due dipendenti, che tra l’altro sono zio e nipote, il pm Silvia Scamurra ha chiesto il rinvio a giudizio per truffa aggravata ai danni dello Stato con la stessa Procura che a conclusione delle indagini ha già ottenuto un sequestro preventivo per equivalente di oltre 70mila euro sui conti dei due eseguito dalla Finanza (ovvero i soldi percepiti come retribuzione durante i permessi). Perchè sono stati proprio i finanzieri della tenenza di Nereto, visto che uno dei due inizialmente dalla Asl di Rimini tramite mobilità interna si era trasferito a Sant’Omero, a smascherare gli impiegati infedeli. Gli investigatori, con un lavoro certosino, li hanno pedinati, filmati e condotto accertamenti incrociati attraverso anche l'esame dei Telepass autostradali: i due tutto facevano fuorché assistere i famigliari, come risultava invece dal congedo retribuito concesso loro dall'azienda sanitaria e previsto dalla legge in questi casi. Un’indagine complessa nata da alcune segnalazioni arrivate alle stesse Fiamme gialle. Scrive il procuratore Antonio Guerriero: «Le condotte illecite accertate comportano un grave pregiudizio all’efficienza del servizio offerto all’utenza nonchè al buon andamento della pubblica amministrazione compromettendo il legittimo affidamento e la fiducia che la collettività ripone in chi svolge funzioni pubbliche».
LA ASL. Il tema della 104, o meglio degli abusi della 104, è conosciuto a tutti gli enti pubblici visto che le ultime statistiche raccontano che di questa normativa si avvale il 13% dei dipendenti pubblici e il 3,3% nel settore privato. Dice il direttore generale della Asl Roberto Fagnano che già in passato ne ha denunciato l’abuso: «Si tratta di una legge ovviamente positiva ma sicuramente c’è un abuso e spesso l’ente pubblico non ha gli strumenti per difendersi. Si tratta di comportamenti negativi e l’azienda sanitaria mantiene una linea di durezza. Per i due, intanto, scatta la segnalazione alla commissione disciplinare».
E non solo visto che con la legge Madia potrebbero rischiare anche il licenziamento. Il condizionale è d’ obbligo visto che nelle maglie della stessa normativa ogni procedimento dell’ente di appartenenza viene sospeso in presenza di un procedimento penale. Ovvero bisogna attendere i tempi lunghi dei tre gradi di giudizio.
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