Ruffini, 100 anni fra commercio e poesia

14 Gennaio 2016

Il titolare dell’omonima merceria di corso De Michetti taglia oggi il traguardo del secolo di vita

TERAMO. Spegne cento candeline oggi Berardo Ruffini, il commerciante più longevo di Teramo, che da soli due anni ha abbandonato il bancone della sua storica merceria in corso De Michetti 65. Dal 1950 ininterrottamente dietro al bancone con sua moglie Bruna Bizzarri, scomparsa nel 2014, Ruffini per far quadrare il bilancio di famiglia nei primi anni girava anche con la sua bicicletta nel circondario teramano con una grossa valigia carica di fili, bottoni e altra merce che di volta in volta la sua clientela prenotava. E dietro a quel bancone, dove di tanto in tanto si fa accompagnare ancora oggi nonostante le saracinesche abbassate, Ruffini, che ha sempre considerato il lavoro un dono e non solo una fonte di sostentamento, ha scritto anche delle poesie raccolte in due libri: “Baluardi” (1978) e “Compagna poesia” (1994). E ancora, “Racconti brevi” e “Cronache della mia vita”, un diario autobiografico in parte incentrato sulla sua prigionia in Africa nella seconda guerra mondiale. Ultimo di dieci figli, indossa la divisa nel 1937 per poi essere di nuovo richiamato in servizio dapprima sul confine francese e poi sul fronte Julio, in Jugoslavia, prima di imbarcarsi per l’Africa con la divisione Trento. Dopo duemila chilometri di avanzata nel deserto, Ruffini viene fatto prigioniero dalle truppe inglesi ad El Alamein nel 1941, per essere rilasciato soltanto nel 1946. «Quando tornai a casa», racconta, «mia madre stentò a riconoscermi, pesavo 39 chili. Mi ero curvato come un vecchio». Lunghi anni in cui per sfuggire alla «fame, alla forte escursione termica fra il giorno e la notte e alla noia organizzammo dei gruppi in cui chi sapeva di più insegnava agli altri prigionieri: l’inglese, la matematica e la fisica. Io avevo in mente di fare il motore ad idrogeno, però non avevo un laboratorio dove poter sperimentare. E ogni giorno compravamo, nonostante la fame, il giornale, perché l’uomo più sa più vale». Accanito lettore di giornali, fino a qualche mese fa, oggi Bruno, circondato dalla figlia Gabriella con Giuseppe e dal figlio Mario con Ludovica, passa le sue giornate a guardare documentari, intrecciare cestini di giunchi e ad appuntare frasi come questa: «È bello vivere!».

Catia Di Luigi

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