Ruzzo, cento lavoratori a rischio: proclamato lo stato di agitazione

24 Marzo 2022

Contratti dei precari in scadenza, i sindacati: «Inaccettabile la proposta di ridurre l’orario del 40%» La presidente Cognitti: «I posti autorizzati sono 70, abbiamo cercato una soluzione per salvare tutti»

TERAMO . I precari della Ruzzo Reti entrano in stato di agitazione. Si tratta di circa cento lavoratori a tempo determinato ai quali il 1° aprile scadrà il contratto e che, in assenza di garanzie sul loro futuro, hanno deciso di intraprendere un’azione di protesta nei confronti dell’azienda con il sostegno della rappresentanza sindacale interna e delle organizzazioni confederali di categoria. L’avvio dello stato di agitazione è stato proclamato al termine dell’assemblea di ieri in cui precari e sindacalisti hanno analizzato le prospettive legate alla scadenza delle assunzioni temporanee. «Sono state discusse le comunicazioni rese dall’azienda in merito all’ipotesi di riduzione del personale in somministrazione in alternativa alla riduzione significativa, pari 40 per cento dell’orario settimanale», fanno sapere i sindacalisti Giampiero Dozzi (Cgil),Serafino Masci (Cisl) e Spartaco Bosioli (Uil), «ilavoratori hanno manifestato la netta contrarietà alle soluzioni prospettate, in quanto insostenibile sia per le loro condizioni individuali sia per la garanzia della continuità del servizio».
A seguito, dunque, di quanto emerso nel corso dell’assemblea con i precari la Rsu e le corrispondenti organizzazioni di categoria hanno proclamato lo stato di agitazione richiedendo contestualmente l’avvio della cosiddetta “procedura di raffreddamento” in prefettura. «L’iniziativa, non più rinviabile viste le potenziali ricadute sui livelli occupazionali e sull’efficacia ed efficienza del servizio», fanno sapere Dozzi, Masci e Bosioli, «si rende necessaria anche a seguito della mancata convocazione del tavolo istituzionale richiesto in Regione con partecipazione dell’Ersi e della Provincia». La presidente di Ruzzo Reti Alessia Cognitti ricorda che l’inserimento massiccio di precari nell’azienda acquedottistica risale a oltre dieci anni fa per fronteggiare il blocco dei concorsi disposto proprio dall’ente regionale di controllo. «Di recente con l’Ersi abbiamo instaurato un rapporto più proficuo anche grazie al risanamento dei conti», fa sapere, «e abbiamo cercato una soluzione per non dover rinunciare a nessun lavoratore». Il meccanismo di calcolo legato alla tariffa, infatti, consente di impiegare al massimo 70 precari. (g.d.m.)
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