Ruzzo, D’Alberto: «La gestione della società resta un disastro»

Il Comune di Teramo con quelli di Roseto, Bellante, Mosciano e Castelli accusa: i costi sono altissimi e i debiti non scendono. Senza un vero piano di risanamento si rischia di perdere l’affidamento
TERAMO. «Il problema non è il rito formale dell'approvazione del bilancio ma è una gestione societaria sbagliata e totalmente disallineata rispetto ai toni trionfalistici a cui abbiamo assistito, con un costante aumento dei costi di gestione che i cittadini teramani stanno pagando sulla propria pelle». La scelta dei Comuni di Teramo, Roseto, Bellante, Mosciano e Castelli di disertare lunedì scorso l'assemblea della Ruzzo Reti e non votare il bilancio prende forma, a distanza di alcuni giorni, nelle parole del primo cittadino della città capoluogo Gianguido D'Alberto, che evidenzia «la necessità aprire una discussione con tutte le forze politiche e con l'intera cittadinanza sul futuro della società partecipata».
I “VERI” CONTI. Per D'Alberto, infatti, i due milioni di utile con cui si è chiuso il bilancio non direbbero nulla sulla reale situazione della Ruzzo Reti. «Fermo restando che vengono raggiunti solo grazie all'applicazione, anche per l'esercizio 2020, di ricavi degli anni precedenti», tuona il primo cittadino, «non sono un dato sul quale può essere definita la situazione della società. E anche quando si dice che i costi del personale sono stati ridotti di 500mila euro si rischia di mandare un messaggio non corretto. Intanto perché si tratta di una riduzione legata prevalentemente a straordinari e reperibilità e poi perché il costo del personale è di tre milioni di euro più alto rispetto a quello previsto da piano industriale». Il vero tema, per D'Alberto, è l'incidenza dei costi fissi: quelli per le consulenze esterne, quelli per le esternalizzazioni e quelli per il ricorso agli interinali. «Solo negli ultimi 24 mesi abbiamo consulenze per oltre due milioni di euro», dichiara D'Alberto, «sono state affidate consulenze legali a pioggia e questo dopo aver smantellato l’ufficio legale del Ruzzo». Stesso discorso, per il sindaco, andrebbe fatto sulle esternalizzazioni, a partire da quella del servizio front office/back office. «Abbiamo fatto una proroga tecnica per ulteriori 127mila euro», prosegue, «e c'è un affidamento che sta per partire per 16 mesi per circa un milione di euro. Per quanto riguarda poi gli interinali oggi ce ne sono 98, di cui 12 per servizi amministrativi, e alcuni hanno responsabilità all'interno dell'ente». Sul tavolo anche l'accensione di due mutui per cinque milioni di euro «per gestire la situazione corrente e non per fare investimenti», e questo «in un contesto in cui i debiti non sono scesi, perché l'anno scorso erano 114 milioni e oggi sono 113 milioni e 600 mila euro». Da qui la necessità, secondo D'Alberto, di un vero piano di risanamento.
GLI ALTRI COMUNI. Una posizione che vede allineato il sindaco di Roseto Sabatino Di Girolamo per il quale la società, «se non ci sarà una netta inversione di marcia, rischia di fare la fine della vicina Aca di Pescara e questo noi non lo vogliamo». E se il consigliere comunale di Bellante Giovanni Di Michele, in rappresentanza del sindaco, si è fatto portavoce del grido di dolore degli allevatori, «che dal 2014 ad oggi hanno visto aumentare del 230% il costo della tariffa, passata da 39 centesimi a metro cubo a quasi un euro», per il vice sindaco di Mosciano Luca Lattanzi «tra due anni rischiamo di ritrovarci con un patrimonio pubblico dilapidato in maniera dissennata». Duro anche il sindaco di Castelli Rinaldo Seca: «Avevo chiesto al presidente della Provincia di convocare l'assemblea del servizio idrico e convocare nuovamente l'Ersi come l'anno scorso, perché sarebbe stata l'occasione per discutere tra colleghi di cosa fare per investire la rotta», conclude, «ma non è stato fatto. Noi faremo di tutto per far si che l'acqua rimanga completamente pubblica perché la possibilità di perdere, nel 2023, l'affidamento in house del servizio alla Ruzzo Reti grida vendetta».
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