Ruzzo, Di Sabatino attacca Forlini «Ma dov’è questo risanamento?»

7 Luglio 2016

L’esponente politico che rivendica la presidenza per il suo uomo di fiducia Di Lucanardo contesta il presidente uscente: «Anche la sua nomina fu frutto di un accordo politico tra Chiodi e Sottanelli»

TERAMO. Un posto nel cda del Ruzzo non gli interessa e conferma di voler puntare dritto alla presidenza, dove insediare un uomo di sua fiducia. Nel farlo Dodo Di Sabatino contesta i numeri del bilancio dell’acquedotto e apre anche un altro fronte polemico. «Perché l'azienda non si è mai occupata dello smaltimento del percolato delle discariche che tanto grava sui Comuni soci, piuttosto che lasciarli sul groppone delle municipalità?». Adombrando ragioni politiche, Di Sabatino, domanda cosa si è fatto per lo smaltimento del percolato, operazione che per lui dovrebbe spettare al Ruzzo.

Una dichiarazione buttata nel fiume delle contestazioni ai numeri del bilancio me che ha il suo peso se si considera a titolo di esempio che il percolato pesa sul Comune di Teramo circa 700mila euro all'anno. Di Sabatino, col dichiarato intento di aprire la strada della presidenza per il “suo” Giancarlo Di Lucanardo, veste di contenuto politico le sue contestazioni al Ruzzo che ritiene essere «un fatto politico». «È un preconcetto la supremazia culturale del presidente Antonio Forlini, poiché va ricordato che la sua nomina è frutto di un accordo politico tra l'ex presidente della Regione Gianni Chiodi e il deputato Giulio Sottanelli forse in cambio di una appoggio politico. Un accordo mal riuscito visto che poi Sottanelli ha sostenuto D'Alfonso. Non capisco dunque perché su Forlini si levano scudi su una presunta superiorità manageriale che i numeri smentiscono».

Un affondo che prosegue sul terreno del bilancio che però si è chiuso con perdite contenute, visto che registra un passivo di circa 750mila euro. Per Di Sabatino le spie d'allarme sono sulla gestione dei costi che asciugherebbero completamente gli introiti. «Nel 2015 il Ruzzo ha aumento i suoi introiti di 3milioni e 230mila euro rispetto all'anno precedente. Questo dipende il larga parte dall'incremento tariffario del 19% che l'azienda ha applicato ai contribuenti. Questo però non ha portato alcun beneficio poiché i costi sono aumentati proprio intorno ai 3milioni di euro passando da 36milioni 290 mila del 2014 a 39milioni 252mila dello scorso anno. Così come non mi spiego l'aumento dei costi per l'energia elettrica pari a 1milione e 100mila euro». Di Sabatino contesta infine gli aumenti sui materiali manutentivi di 600mila euro, gli aumenti da 150mila euro di spese telefoniche e tramissione dati, i 280 mila euro in più sul trasporto e smaltimento rifiuti speciali, ma anche i 332mila euro in più di autospurghi e video ispezioni: «Questi risultati non dipendono dai debiti del passato, per cui mi interrogo su questo millantato risanamento».

Intanto in difesa di Forlini prende posizione Federmanager. «La cattiva politica licenzia i manager per assumere i primi dei non eletti», polemizza l'associazione. «Dopo tre anni di presidenza Forlini il Ruzzo presenta i conti in ordine riscuotendo fiducia tra i fornitori e nel mondo creditizio. La politica esca dalle logiche di spartizione di poltrone per mettere a capo delle aziende professionisti di chiara esperienza».

Marianna De Troia

©RIPRODUZIONE RISERVATA