Ruzzo, restano tensioni nel Pd I gattiani: D’Alberto poco lucido

La maggioranza fa quadrato intorno al sindaco e tra i Dem spunta l’idea di sfiduciare Minosse Futuro in: il primo cittadino farnetica di complotti ma isola la città, finora disattesi tutti gli impegni
TERAMO. La maggioranza fa quadrato intorno al sindaco Gianguido D’Alberto, ma il “caso” Ruzzo resta aperto e alimenta tensioni nel Pd sotto la cenere dell’assemblea di sabato per il rinnovo delle cariche all’azienda acquedottistica. Il primo cittadino, emarginato dai suoi colleghi anche di centrosinistra sulla proposta di selezione pubblica per il nuovo Cda, sconfitto dall’accordo trasversale che ha confermato sebbene con ruoli diversi i vertici dell’azienda che gestisce il servizio idrico, diventa bersaglio delle sferzate di Futuro in ma si rifugia nel sostegno ricevuto dagli alleati in Comune. Inizia così una nuova partita che potrebbe rimettere in discussione i vertici del Ruzzo e la dirigenza del Pd.
CONTRO TUTTI. Nella riunione di maggioranza di ieri sera il sindaco ha incassato la conferma dell’appoggio dei gruppi consiliari che lo hanno affiancato nella proposta di discontinuità per la rielezione del Cda dimissionari dell’Acquedotto. D’Alberto ha riferito degli esiti, per altro ampiamente, noti dell’assemblea in cui è finito in minoranza per effetto della scelta degli altri Comuni soci di confermare il trio bipartisan formato da Alessia Cognitti, del Pd designata presidente, Alfredo Grotta, di Forza Italia e vicino a Paolo Gatti alla vicepresidenza, e Antonio Forlini che retrocede nella carica di consigliere. Non è passata l’idea delle selezione pubblica che per l’alleanza comunale, di cui fanno parte anche i Dem, D’Alberto ha fatto bene a proporla. Stefano Speca, consigliere e fresco segretario del Pd che si era espresso in dissenso alla posizione del gruppo, ha chiarito che le sue forti perplessità sulla strada imboccata dalla coalizione sono state più di metodo che di merito. Secondo lui la soluzione di rottura con il passato, al meno per quanto riguarda il Pd, andava preventivamente discussa a livello provinciale per tentare di costruire un consenso che in sede assembleare è nettamente mancato. Il confronto in maggioranza, a quanto pare, non ha investito l’ipotesi che comunque aleggia di un eventuale ricorso da parte del sindaco sulla presunta illegittimità della conferma dei vertici del Ruzzo.
FUTURO IN. A riaccendere la polemica anche tra i Dem è la presa di posizione di Futuro in, diretta emanazione di Gatti. La lista civica all’opposizione augura buon lavoro a Copgnitti, Grotta e Forlini, ma si stupisce ed esprime fastidio per il tentativo d’ingerenza politica nella libera scelta dei sindaci sul Cda dell’azienda acquedottistica. Argomentazioni tradotte poi in bordate all’indirizzo di D’Alberto, definito «poco lucido nell’occasione, forse perché affaticato, considerato l’apporto nullo della sua giunta al quotidiano». Per Futuro in il primo cittadino «ha perso un’occasione per dimostrare equilibrio» e di conseguenza «farneticando di complotti e altre amenità ha dimenticato che i suoi colleghi sindaci, eletti come lui dalle rispettive comunità, hanno votato liberamente e che la forza di chi partecipa al processo democratico sta nell’opera di convinzione del prossimo della giustezza delle proprie tesi, cosa che a lui non è riuscita, salvo poi gridare al complotto». La lista civica, dunque, si unisce «al coro di quanti, tra i primi autorevoli esponenti del Pd, partito di maggioranza relativa in consiglio comunale, incitano il sindaco di Teramo a pensare a lavorare per la sua città nonché a rispettare gli impegni presi con i teramani, ad oggi del tutto disattesi, a cominciare dalla promessa di impegno esclusivo sulle vicende amministrative da parte di Sindaco e giunta». A D’Alberto i gattiani consigliano di «evitare per il futuro l’alterigia che ha mostrato in questa circostanza, atteggiamento che potrebbe costare a Teramo un ulteriore isolamento che non merita».
LA SFIDA DI TERAMO 3.0. Le affermazioni di Futuro in, lette sul fronte della maggioranza comunale, sono la conferma implicita di un insopportabile inciucio sul Ruzzo. «Con un giochino infantile la decrepita politica provinciale ha fatto dimettere i membri del Cda li ha fatti contestualmente rieleggere ruotando loro la poltrona», afferma “Teramo 3.0”, «per poter perpetuare un sistema di potere che fa acqua da tutte le parti». La lista civica del vicesindaco Maria Cristiana Marroni ripropone i contenuti di un dossier già pubblicato dal quale, analizzato i dati su bilancio, debiti, piano industriale e personale, fa emergere una gestione che considera per nulla illuminata dell’azienda acquedottistica. L’invito rivolto al Cda, che «ostenta grande convinzione di avere bene operato nell’interesse della collettività», è a un confronto pubblico sulle questioni evidenziate. La sfida, comunque, resta aperta anche a livello politico e soprattutto nel Pd. Le pesanti critiche del segretario provinciale Gabriele Minosse nei confronti di D’Alberto hanno lasciato un segno profondo. Dietro le dichiarazioni di alleggerimento della tensione interna si annida un proposito di sfiducia nei suoi confronti.
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