Ruzzo, tre sistemi per un’acqua sicura

Il gascromatografo è appena entrato in funzione, in arrivo sonde “intelligenti” e crostacei sensibili all’inquinamento
TERAMO. Tre sistemi per rendere l’acqua che esce dai rubinetti ancora più sicura. Il Ruzzo annuncia che è imminente l’entrata in funzione di tre diverse “sentinelle”.
LE SONDE. Il primo si chiama “Early warning” (allarme anticipato) ed è un sofisticato sistema che misura una serie di parametri (come idrocarburi, sostanze volatili, carbonio totale, torbidità, conducibilità, ph, temperatura) garantendo il controllo in tempo reale e “da remoto” della qualità delle acque. «Attualmente», fa notare il presidente Antonio Forlini, «lo stanno sperimentando solo pochissimi acquedotti in Italia tra cui quello di Milano. Ruzzo Reti potrà presto fruire di tale sistema dato che il Cda, nei giorni scorsi, ha approvato l’acquisto dei servizi e delle forniture per il potenziamento delle attuali sonde destinate al monitoraggio dell’acqua proveniente dall’invaso del Gran Sasso».
Il Ruzzo in pratica ha già delle sonde, che però risalgono a 10 anni fa: saranno sostituite da alcune di ultima generazione che appunto potranno rilevare i diversi parametri. Hanno un sistema di “autoapprendimento”, cioè col passare del tempo sono sempre più puntuali. Il costo dell’aggiornamento degli impianti, affidato alla ditta Systea, è di 190mila euro. Le sonde bloccheranno l’erogazione nel caso in cui si rilevassero minime anomalie nell'acqua prima dell'immissione in rete.
IL GASCROMATOGRAFO. Forlini osserva che il Ruzzo sta mettendo in campo una serie di azioni «in attesa che le soluzioni strutturali per la salvaguardia dell’acquifero consentano di garantire la qualità delle acque a prescindere dai controlli attuabili, con tutti gli altri enti coinvolti (tra questi l’Istituto superiore di Sanità, la Regione, la Asl, l’Arta). Lo scopo è garantire, in anticipo rispetto alle scadenze di legge fissate tra cinque anni, l’attuazione del piano di sicurezza delle acque previsto dalla recente normativa comunitaria. Il sistema acquifero del Gran Sasso è oggetto della massima attenzione. Basti pensare che, negli ultimi sei mesi, l’Arta ha effettuato circa 4mila controlli (più di 20 al giorno) sull’acqua del Gran Sasso. Senza contare le verifiche, anch’esse giornaliere, effettuate in autocontrollo dall’acquedotto».
Il secondo sistema consiste nell’installazione nella sede di Casale San Nicola del gascromatografo di massa, acquistato dalla ditta statunitense Agilent a 120mila euro, già installato (e in fase di “settaggio”) per verificare l’eventuale presenza di sostanze anomale. La macchina rileva almeno 30 sostanze e se ce n’è qualcun altra che non riconosce lancia comunque un allarme. I dati confluiranno in un server a cui hanno accesso Ruzzo, Arta, Regione, Asl e Zooprofilattico.
IL BIOMONITORAGGIO. E’ una sperimentazione, in stretta collaborazione con lo Zooprofilattico, basata sul comportamento in presenza di sostanze inquinanti di organismi-sentinella: si tratta di crostacei e batteri bioluminescenti che vivono solo in acque purissime. Gli organismi immersi nelle acque del Gran Sasso (a Casale San Nicola) saranno ripresi con un sistema video. I tecnici del “Caporale” li terranno sotto controllo e si occuperanno anche del gascromatografo.
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