S’indaga sul rapporto tra padre e figlio

Proseguono anche gli accertamenti dei periti: venerdì nuovo sopralluogo nell’abitazione in cui si è consumata la tragedia
SILVI. È sul rapporto tra padre e figlio e più in generale sul contesto familiare nel quale è maturata la tragedia che si concentrano le indagini sul parricidio di Silvi. Per investigatori ed inquirenti, infatti, la dinamica di quanto accaduto nell’appartamento di via Dante Alighieri la notte tra il 13 e il 14 giugno, allo stato attuale, sarebbe chiara e soprattutto completamente diversa da quella raccontata da Giuseppe Di Martino, in carcere con l’accusa di omicidio volontario, e dalla madre Anna Ramogida. Se madre e figlio hanno infatti sempre sostenuto come il 46enne architetto fosse intervenuto in difesa della donna e come la morte di Giovanni Di Martino fosse stata causata da una caduta accidentale avvenuta durante la colluttazione, per l’accusa quella sera in casa Di Martino si sarebbe consumato un litigio tra padre e figlio sfociato in una violenza aggressione ai danni dell’anziano.
Una ricostruzione, quella della procura, sposata anche dal gip Domenico Canosa, che nell’ordinanza di custodia cautelare a carico di Giuseppe scrive come in merito alla ricostruzione dei fatti «deve ritenersi assai più probabile l’innesco di una lite solo tra i due uomini, nel corso della quale l’indagato, preso da un impeto irrefrenabile e dal rancore covato nel tempo presumibilmente anche a fronte dei pregressi atteggiamenti maltrattanti del padre nei confronti della propria madre, abbia afferrato con violenza l’anziano» per poi sbatterne il capo più volte e con violenza contro un tavolino. Ed è proprio su quel presunto rancore che l’uomo avrebbe covato nei confronti del padre che si concentrano le indagini, nelle quali è entrata a pieno titolo anche una caduta della vittima risalente al 2018 e che per medici e inquirenti sarebbe stata sospetta. E non è escluso che, proprio per chiarire il contesto familiare, anche alla luce delle dichiarazioni rilasciate dalla madre di Giuseppe sui rapporti tra lei e il marito, venga ascoltata già nelle prossime ore la sorella della vittima, che pur vivendo fuori regione potrebbe fornire ad investigatori e inquirenti elementi utili per ricostruire il clima familiare.
Intanto proseguono anche gli accertamenti peritali. Dopo l’autopsia, per i cui risultati definitivi l’anatomopatologo Pietro Falco si è preso 60 giorni di tempo, e gli esami effettuati sull’auto utilizzata per portare l’anziano in ospedale, dove è giunto già morto, venerdì mattina si svolgeranno gli accertamenti tecnici all’interno dell’abitazione in cui si è consumata la tragedia, attualmente posta sotto sequestro, e disposti dal pm Enrica Medori, titolare del fascicolo. Non è escluso, inoltre, che nei prossimi giorni il legale di Giuseppe, l’avvocato Nicola De Majo, presenti ricorso al riesame contro l’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico del suo assistito.
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