S’indebitano per aiutare il figlio La legge anti-suicidi salva la casa

30 Aprile 2018

Il giudice accoglie il piano di liquidazione di una famiglia teramana con l’abitazione finita all’asta Nel 2017 sono state duecento le istanze per sovraindebitamento presentate al tribunale

TERAMO. Prima di essere tante altre cose questa è soprattutto una storia d’amore. Quello di due genitori che aiutano il figlio a portare avanti l’azienda di famiglia. Fino a quando la crisi spazza via tutto. Le rate dei vari mutui diventano sempre più pesanti da sostenere, la casa di famiglia e alcuni locali ipotecati finiscono all’asta: un patrimonio di poco più di 104mila euro a fronte di quasi 900mila euro di debiti. Un’altra storia teramana entra nelle statistiche della legge “salva-suicidi”: è quella di una famiglia che, proprio appellandosi a questa normativa, è riuscita a bloccare l’asta della casa e, racconta, «a riprendere fiato». Il piano di liquidazione del debito, preparato dalla commercialista Sabina Ripani dell’organo di composizione della crisi dell’Ordine dei commercialisti (presieduto da Walter Strozzieri), è stato presentato in tribunale e accolto dal giudice delegato ai fallimenti Giovanni Cirillo che lo ha dichiarato «sostenibile e fattibile» sospendendo ogni esecuzione immobiliare, ovvero la vendita della casa all’asta.
La legge numero 3 del 2012, diventata per la cronaca la legge “salva suicidi” o “cancella debiti” è stata pensata proprio per rispondere a situazioni di reale difficoltà e per risolvere quelle che nelle procedure diventano «situazioni di squilibrio tra obblighi assunti verso i creditori e l’incapacità del debitore di farvi fronte sulla base delle proprie reali disponibilità economiche e patrimoniali». Ovvero l’impossibilità di pagare a fronte di una condizione di forte sovraindebitamento.
E proprio per fronteggiare situazioni difficili la normativa concede a privati cittadini di stipulare accordi con i creditori per il pagamento dei debiti con un piano di liquidazione. Che non si traduce in una cancellazione del debito ma in una dilatazione dei tempi per farlo. Perché quello che la normativa ha voluto inserire è stata proprio la possibilità per i privati di saldare i debiti sulla base delle proprie reali disponibilità. Ovvero i debiti devono essere pagati, ma nel frattempo bisogna continuare a sopravvivere. La normativa che regola il sovraindebitamento rappresenta una soluzione concreta per i tanti che non sono più in grado di far fronte ai debiti contratti verso banche, finanziarie, fornitori privati, e pubbliche amministrazioni e con l’introduzione di tali disposizioni, l’Italia si è allineata agli altri Paesi europei.
Nel 2017, nel Teramano, in duecento si sono appellati alla legge “salva-suicidi”, con una media di tre istanze al giorno presentate ed accolte dal giudice delegato ai fallimenti. Piccoli imprenditori e commercianti, mogli e mariti rimasti con un solo stipendio e con le rate del mutuo di casa che improvvisamente diventano a rischio: perché il Paese che cambia inghiotte gente così, gente normale finita nei tribunali fallimentari ormai senza più possibilità di scelta. Perché basta davvero poco a seppellire la normalità.
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